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martedì 31 gennaio 2017

Etichette curiose: ROERO ARNEIS CA' DEL PLIN




Roero Arneis
CA' DEL PLIN


In Langa, il sabato, la cuciniera tirava la pasta sfoglia, poi preparava gli agnolotti, con un vecchio modo di sigillare il ripieno tra le falde della sfoglia, chiudendoli tra le dita, come per dare un pizzicotto, da qui la denominazione “ravioli del Plin” maggiormente apprezzati tanto più riuscivano di dimensioni ridotte. E la domenica a tavola era una festa.

Questa è la storia che leggiamo nelle etichette di una linea piemontese di vini . Sarà senz’altro vera, ma il mio pensiero va da un’altra parte: a quell’acqua minerale che si vanta di far fare tanta “plin plin”. Effetto sicuro, che però possiamo ottenere in modo molto più piacevole bevendo il vino: anche il vin fa far plin plin. E allora, quale vino può essere migliore di questo beneagurante Ca’ del Plin? Cin cin e plin plin!



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lunedì 26 dicembre 2016

Etichette curiose: PROSECCO CA’ VAL




Prosecco
CA’ VAL


Per varare questa nuova rubrica – Etichette curiose – trovo doveroso cominciare col botto: con un prosecco. Se la marca me l’avesse nominata un amico, avrei capito “Caval”, inteso come mammifer erbivor del gener Equo (Equus caballus) (De Mauro).
Ma nessuno me ne aveva parlato e, quando la bottiglia mi è capitata fra le mani, la scritta era chiara: “Ca’ Val”, dove ca’ va intesa come edif’ suddiv’ in stanz’ o in appart’, adib’ spec’ ad ab’ (De Mauro).
La cosa curiosa è però il logo, dove il grafico si è divertito (col consenso o su sollecitazione del produttore) a equivocare: leggiamo ca(sa) e vediamo due caval(li). In effetti il logo è strutturato come un’insegna araldica, e due cavalli lo nobilitano molto più di una casa: trasformano il produttore in cavaliere anziché in casalingo.
Senza contare che, oltretutto, i cavalli possono richiamare, alla lontana, il logo Ferrari (anche se, invece del noto spumante, si tratta della notissima casa automobilistica).
Non posso non pensare al prode Anselmo di Giovanni Visconti Venosta: se invece di partire a cavallo di un caval, ma con l’elmo – che usava per bere – che perdeva da un forellino, fosse partito a cavallo di un Ca’ Val, attaccandosi al collo della bottiglia non sarebbe morto di sete!
Per concludere: e se il produttore, anziché Val, si fosse chiamato Caval? La sua sarebbe stata la cacofonica (e ho detto tutto) azienda di Ca’ Caval...



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sabato 23 agosto 2014

Nomen omen: BARRIERE ANTIRUMORE


Nomen omen: il nome è un presagio? Qualche volta si direbbe di sì. 
In tutta l’ordinatissima Svizzera, qual è il luogo dove l’esigenza di una protezione contro il rumore è più sentita? Ma non c’è dubbio: Chiasso! 
E qual è l’architetto più qualificato per realizzarle? Non c’è bisogno di pensarci su: Botta!


Mario Botta: Barriere antirumore, Chiasso
Progetto: 1993, realizzazione: 2003

Fonte della foto:  

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mercoledì 12 febbraio 2014

PERLE: MICI E “MICE”



La notizia è apparsa, senza firma, su La Stampa del 25 gennaio 2014 (per leggere larticolo intero, fate clic sul titolo):

FT: sperimentato sui gatti, ha anche proprietà anti infiammatorie

“Sperimentato sui gatti”: curioso no? Ma le sperimentazioni non si fanno sui topi? Andiamo allora a controllare la fonte, FT (Financial Times) (per leggere larticolo intero, fate clic sul titolo):

By Clive Cookson, Science Editor

Prima sorpresa: il pomodoro non è rosa ma purple (= purpureo; violaceo; paonazzo; porporino). E se provate a cercare qualcosa sui gatti sarete delusi: non c’è niente. Troverete invece questo:

Tests on mice showed that these have anti-inflammatory and anti-cancer effects […] = Esperimenti sui topi hanno evidenziato proprietà antinfiammatorie e anticancro […]. (Il neretto è mio).

L’ANONIMO REDATTORE ITALIANO HA SCAMBIATO I MICE PER MICI! Possibile? Certo che è possibile: minore è la paga di un collaboratore, minore sarà la qualità del suo lavoro.
Sul sito del Financial Times trovate questo avviso:

High quality global journalism requires investment. Please share this article with others using the link below, do not cut & paste the article.

Eh sì, “un giornalismo di qualità richiede investimenti”, cari amici de La Stampa: prima di tutto in vocabolari.


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lunedì 11 novembre 2013

LE MALEFATTE DEL TRADUTTORE AUTOMATICO ovvero PHISHING – 2


LA BANDA BASSOTTI




Ho appena ricevuto questa email (gira da mesi infestando i computer di mezza Italia; a voi è arrivata?): 

Buongiorno,
Mi scuso per questa intrusione, mi chiamo MICHEL LEMAITRE RENE ALAIN nata il 16 Maggio 1944 originario della Francia.


Miei diletti, imparate: se non sapete se mettere il nome prima o dopo il cognome, ecco la soluzione salomonica: un po’ prima e un po’ dopo, per non scontentare nessuno. 

Ho dovuto vi contattati di questo tipo perché auguro fare una cosa molto importante. Ciò vi sembrerà un poco sospetto molto vero che non mi conoscete e che non vi conosco.

Sospetto? Sospetto, ma solo un po’? Ma no, cosa dici, siamo fra gentiluomini, no? 

In effetti, soffro di un granchio del cervello

E chissà quanto soffre il granchio, poveretto! Liberatelo! 

che è in fase terminale,

Il granchio? 

il mio medico curante mi ha appena informato che i miei giorni sono contati a causa del mio stato di salute degrado. Secondo ciò che il Dottore mi ha giustificato, una Palla si installa presentemente
nella mia gabbia cerebrale,


Una palla in gabbia? Palla prigioniera! 

ho questa malattia da più di 4 anni. Sono vedovo e non ho avuto bambino. Sono ricoverata a MONTREAL in CANADA.
Ho intenzione di fare una donazione di tutti i miei beni. Ho venduto quasi i miei affari di cui una compagnia petrolifera,

Già venduta? Potevi avvisarmi prima, ero interessato! 

una parte di tutto questo denaro sarà versato a differenti associazioni, dei centri di aiuto agli orfani ed ai senza riparo. Non so in che campo di attività voi esercitate ma augurerei aiutare ha aiutarvi gli altri.

Ecco, questo mi commuove: non mi conosci, non sai niente di me, ma ti fidi. Miei diletti, finché c’è in giro gente così, c’è ancora speranza. 

Ho in questo momento in conto mio personale conto bloccato, la somma di 5.845.000 €, (Cinque Milioni Otto Cento Quaranta Cinque Miglia Euros), che avevo guardia per un progetto di costruzione. Sarò armato di darvi questo denaro

No, per favore, niente armi, prego. 

che potrà aiutarvi nella vostra impresa ed i vostri progetti, vi prego di accettare ciò perché è un dono che vi faccio e ciò senza chiedere niente in ritorno. Soffro enormemente e ho molto paura di morire senza molto la destinazione dei miei beni, non arrivo quasi a dormire la notte

Non stento a crederlo: questa email me l’hai spedita alla 3,28. 

come la giornata perché non voglio morire senza avere fatto dono di tutto questo denaro se no penso che ciò sarebbe un pasticcio.

Ah, è questo che ti fa soffrire? E io che credevo fosse il granchio! 

Volete rispondermi
          Che la Pace e la misericordia di Dio siano con voi.

Che la misericordia di Dio arrivi anche a te, che ne ha tanto bisogno, ma mi sa che hai proprio preso un granchio!

Ma la perla di tutta la email è il suo oggetto: 

Ciao Molto Costoso,

che è evidentemente la traduzione automatica di très cher. La qual cosa mi ricorda una barzelletta (che oltretutto ha un pregio rispetto a tante altre: è telegrafica): 

Dalla prima lettera di San Paolo ai dentisti: 

Carissimi [...] P. S.

Ahimè, caro Michel, nonché René e Alain, queste purtroppo sono le malefatte del traduttore automatico. Perciò, te lo dico col cuore, caro René e Alain, nonché Michel: stai attento ai malfattori!
 


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giovedì 23 agosto 2012

PERLE: INSEGNE E SCRITTE



(Vicenza, Strada Stat. 247 della Riviera Berica, all’altezza della confluenza del viale dello Stadio)

Molti genitori delle mie parti non hanno insegnato il veneto ai figli: gli hanno parlato [per i puristi: hanno parlato a loro] in italiano (“Così si troveranno bene a scuola”). Il rifiuto delle proprie origini viene visto come una forma di riscatto da un passato povero che si vuole dimenticare. Il problema è – basta fare un giro su Facebook per sincerarsene – che, come i genitori si vergognano del dialetto, i figli si vergognano dell’italiano e, appena possono e/o ci riescono, si esprimono in inglese, perché fa più figo, pardòn “fico”, pàrdon “trendy”. Per la felicità degli insegnanti di inglese? Direi proprio di no: primo, perché la scuola è uno dei principali parafulmini per le invettive e le maledizioni dei ragazzi; secondo perché... ma avete letto come scrivono? Il destino decise che io sarei diventato francofono, il che mi rende felicemente ignaro della scorrettezza di molte esternazioni nostrane in lingua inglese; ma davanti a questa scritta no, perfino io sobbalzo:















  

(Vicenza, via Giovanni Miglioranza)

Notate che l’ignoto scrittore (perché non firmare? Una croce basta e avanza), aveva inizialmente scritto “SCOOL” ma giustamente, sentendo che qualcosa non andava, ha prontamente “corretto”! Uno scrupolo che desta tenerezza. Se questo è l’inglese che gli hanno insegnato a scuola, direi che l’invettiva è ampiamente giustificata; ma ho forti dubbi che la colpa sia della scuola...
L’inglese influenza anche chi lo rifiuta: e così, chi si rifiuta di dire “il weekend” dice “il fine settimana” anziché “la fine settimana”; ma in fondo ha ragione: il fine settimana giustifica gli automezzi!
E se l’inglese scritto – miracolosamente – è impeccabile, interviene l’errore di pronuncia. Volete un esempio clamoroso (e storico)? Cent’anni fa, più o meno, nascevano le prime squadre di calcio italiane, e qualcuno aveva il vezzo (già allora) di dargli [per i puristi: dare a loro] un nome inglese; e così il 16 dicembre 1899 nasceva il Milan Foot-Ball and Cricket Club. Ora “Milan”, inteso come la versione inglese, o francese, o anche in dialetto milanese, di Milano, ha sempre, dico sempre, l’accento sulla “a”: anche in questo senso vale il vecchio detto meneghino: Milàn l’è semper Milàn.
E qui il cerchio si chiude: perché “Milan” è anche, oltre che un nome slavo (questo sì pronunciato con l’accento sulla “i”), un cognome veneto: che, ovviamente, per chi sa il veneto, si pronuncia Milàn (se non credete a me, credete almeno a Emidio De Felice, e al suo Dizionario dei cognomi italiani, Milano, Mondadori, 1978). Ma la cultura inglese è pervasiva, e così sento dire Mìlan, Zòrdan, Àngriman (hungry man?)... Succede ai cognomi in –an, non a quelli in –in; ma un motivo c’è: è così anche in inglese: Cecchin → Check-in!
I commercianti ovviamente si adeguano; ma siccome i clienti sono spesso dei cialtroni, non si può usare l’inglese vero: chi lo capirebbe? Che fare? Facile: si ricorre – temo, purtroppo, spesso in modo inconsapevole – a una specie di “itangliano”.
E così – tanto per fare un esempio – a Milano potete andare nei negozi di ottica della Occhial House (http://www.occhialhouse.it/)!
Lo Zanzar Store è invece un negozio di zanzariere, prodotte dalla Zanzar Line Sas, col marchio Zanzar System (repetita iuvant) (http://www.paginegialle.it/zanzarstore).
Avete qualche altro esempio da segnalare?


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sabato 28 aprile 2012

PERLE: DISTRAZIONE


Il tesoriere Belsito avrebbe distratto fondi della Lega a favore dei famigliari di Bossi. (Rainews, 3 aprile 2012)
Eh, sì, se un tesoriere (uno? facciamo due) dirotta i soldi nelle tasche sbagliate (di amici o, perché no, proprie), il fatto, tecnicamente, si chiama “distrazione”.
Succede anche che se a un uomo politico pagate l’appartamento o la ristrutturazione della casa, quello, tutto preso dai suoi impegni, neanche se ne accorge: anche questa, direi, è distrazione. O no?

mercoledì 28 marzo 2012

PERLE: L'ARTICOLO 18

Bersani non vuole l'articolo 18 così com'è stato licenziato.
(Corradino Mineo, RAINEWS, 27 marzo 2012, ore 0,35)

Avete letto bene: ore 0,35: io veglio per voi!
In quanto all'attuale governo, che cosa ci dovevamo aspettare da Mario Monti? Mari o monti?