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domenica 19 aprile 2015

LO ZECCHINO D’ORO: IL DITO IN BOCCA ovvero FARSI GUIDARE DAL SUONO


A commentare i canti di Dante si sono messi in tanti; a commentare le canzoni dello Zecchino d’Oro non si è messo nessuno: tranquilli, ci penso io.
Oggi si parla di:

IL DITO IN BOCCA
Testo: Alberto Testa – Musica: Eros Sciorilli – Nicola Aprile

Cantano Angiolina Gobbi e Alessandro Ferraro
8° Zecchino d’Oro, 1966.

(Ascolta e guarda la versione originale dal vivo cliccando qui.)
(Ascolta la versione originale registrata cliccando qui.)

Bambina:
Questa è la filastrocca
“antidito in bocca”
per i più piccini,
proprio come te.


Fila la filastrocca,
carina ma sciocca.
Canta la cantilena,
ripetila con me.

C’era la ceralacca,
adesso non c’è più.
Non è rimasta
nemmeno una pasta;
non c’è neppure
una pera del Perù.

Tira la tiritera,
di giorno, di sera.
Senti la sentinella
che grida : “Chi va là?”

Questa canzone sciocca
imparala anche tu.
E mentre canti la filastrocca
il dito in bocca non metti più.
 

Coro:
Il dito in bocca non metti più.

Bambino:
Fila la filastrocca

[...]
 
Coro:
Il dito in bocca non metti più.

I due bambini assieme:
Tralalalà laléro laléro laléro
tralalalà laléro laléro tralallà.


Questa canzone sciocca
imparala anche tu.
E mentre canti la filastrocca
il dito in bocca non metti più.


Coro:
Il dito in bocca non metti più.




Quando ascoltai per la prima volta Il dito in bocca, non mi fece una particolare impressione: avevo solo anni 10 anni “e mezzo” – un “mezzo” a cui i bambini tengono molto – e di una canzone mi colpiva più la musica – che doveva essere allegra e orecchiabile – che il testo. Ma la mamma ci aveva comprato il disco di quell’Ottavo Zecchino d’Oro, e così, qualche anno dopo, ebbi modo di riscoprirla.
Se canti, smetti di mettere il dito in bocca: questo è il senso della canzone. E se il cantare ha questo scopo, che importanza ha quello che dice la canzone? Anche un testo sconclusionato va bene.
Ma la funzione “antidito in bocca” è chiaramente solo un pretesto: gli autori volevano dare una giustificazione a un testo che in realtà non dice praticamente nulla o, meglio, dice cose sostanzialmente prive di senso.
Non sono un appassionato di nonsense: un testo deve avere una sua coerenza e una sua pregnanza. Un testo semplicemente insulso non mi dice niente. Ma la coerenza non risiede necessariamente nel senso; può essere data dal suono, innanzitutto dalla rima:

Non è rimasta
che cosa?
nemmeno una pasta;

ma anche da assonanze o consonanze:

non c’è neppure
che cosa?
una pera del Perù.

e dal ritmo: in questo caso dall’addensarsi finale delle corrispondenze sonore e dal passaggio dai versi piani al finale verso tronco.

Ma c’è di più. La tecnica generatrice prevalente è quella che potremmo definire della filiazione:

fila → filastrocca
canta → cantilena
c’era → ceralacca
tira → tiritera
senti → sentinella

Come si vede, una logica c’è, ed è ferrea; ma è una logica che genera la narrazione a partire dal suono – cioè dal significante – anziché dal significato. Il testo acquista una pregnanza particolare e la canzone è dunque tutt’altro che sciocca, come invece finge di sostenere:

Questa canzone sciocca
imparala anche tu.

A meno che non intendiamo sciocca come terza persona singolare del presente indicativo del verbo scioccare...


NOTA
Su Alberto Testa potete leggere anche questo post:


SITI INTERNET:

Pagina di Wikipedia sullo Zecchino d’Oro.


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mercoledì 18 febbraio 2015

LO ZECCHINO D’ORO: IL TORERO CAMOMILLO ovvero PARTIRE DAL TITOLO



A commentare i canti di Dante si sono messi in tanti; a commentare le canzoni dello Zecchino d’Oro non si è messo nessuno: tranquilli, ci penso io.
Oggi tocca a


IL TORERO CAMOMILLO 
Testo: Franco Maresca – Musica: Mario Pagano
Edizioni Bideri
Canta: Michele Grandolfo
10° Zecchino d’Oro, 1968

(Ascolta la versione originale cliccando qui.)
(Ascolta e guarda la versione de I Cartoni dello Zecchino d’Oro cliccando qui.)

 

Coro:
Olé!
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralallallà.
Olé!

Solista:
Già il toro è nell’arena,
però non c’è il torero:
cos’è questo mistero?
Chissà dove sarà!


Coro:
Olé!

Solista:
Lo cercano dovunque,
la folla intanto grida
che vuole la corrida,
che vuole il matador.


Coro:
Olé, olé, olé!

Solista:
Il matador chi è?
Torero Camomillo,
il matador tranquillo,
che dorme appena può.
Torero Camomillo,
se il toro ti è vicino,
tu schiacci un pisolino
e non ci pensi più.


Coro:
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralallallà. Olé!

Solista:
Ed ecco finalmente
che scende nell’arena
non sembra darsi pena,
va con tranquillità.


Coro:
Olé!

Solista:
Avanza lemme lemme,
si piega sui ginocchi
e si stropiccia gli occhi
il grande matador.


Coro:
Olé, olé, olé!

Solista:
Il matador chi è?
Torero Camomillo,
il matador tranquillo,
che dorme appena può.
Torero Camomillo,
se il toro ti è vicino,
tu schiacci un pisolino
e non ci pensi più.


Coro:
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralallallà.
Olé!

Solista:
La folla va in delirio
vedendo quel torero
accarezzare il toro
e poi dormirci su.


Coro:
Olé!

Solista:
È buono e sottomesso
quel toro grande e grosso
che fa da materasso
al grande matador.


Coro:
Olé, olé, olé!

Solista:
Il matador chi è?
Torero Camomillo,
il
matador tranquillo,
che dorme appena può.
Torero Camomillo,
se il toro ti è vicino,
tu schiacci un pisolino
e non ci pensi più.


Coro:
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralallallà.
Olé! Olé!
Olé, olé, olé!
Olé!


(Ho ricavato il testo, con qualche aggiustamento, da quello fornito da Maristella a Filastrocche.it: http://www.filastrocche.it/nostalgici/canzoni/torero.htm)




Immagine tratta da:
I Cartoni dello Zecchino d’Oro
IL TORERO CAMOMILLO

Il torero Camomillo è una delle più note canzoni dello Zecchino d’Oro ed è una delle mie preferite. Come sarà nata? Proviamo a ipotizzarne la genesi.
Carmen (1845) è una novella di Prosper Mérimée, un dramma di amore e di morte da cui Georges Bizet trasse – con modifiche – l’omonima opera in musica (1875, libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy con interventi dello stesso Bizet). Tra le varie modifiche, una ci interessa qui in particolare: l’approfondimento del personaggio del picador Lucas, che viene promosso toreador e ribattezzato Escamillo. Personaggio fortunato perché, del triangolo amoroso che forma con la sensuale Carmen e il violento (e geloso) Don José, sarà l’unico a sopravvivere.
Ma a noi chi fa il toreador non piace, vero? E allora, come sfotterlo? Deformare il suo nome è una tentazione irresistibile: perché non trasformare il baldanzoso e vincente Escamillo in un buffo e improbabile Camomillo?
A questo punto abbiamo un nome, ma ci manca un carattere e una storia. Tuttavia non è difficile ricavarli: con un nome così, Camomillo dev’essere senz’altro un tipo che ha sempre sonno. Ed ecco allora un torero sonnacchioso e pacifico, che, se proprio deve avere a che fare col toro, non trova di meglio che usarlo come materasso; e il toro, sorpreso dalle sue carezze, perde tutta la sua aggressività.
E così lo sfottimento è totale: Camomillo, novello e inconsapevole Gandhi, con mezzi ultrapacifici manda in vacca – l’immagine mi sembra pertinente – la cruenta corrida.
Il torero Camomillo nasce dunque da un processo creativo rovesciato: il nome del personaggio e il titolo della canzone non sono dettagli precisati dopo aver elaborato la storia, ma, al contrario, ne sono il nucleo generatore. Senza la Carmen, Il torero Camomillo non sarebbe mai nato: merci, monsieur Bizet.

NOTA TECNICA
La canzone è costituita da strofe di 4 settenari – i primi 3 piani, il quarto tronco – di cui solo il secondo e il terzo rimano. Settenari... rime parziali.... versi finali tronchi ... qualcosa del genere devo averla già sentita... Ma sì! Provate a cantare questi versi sulla musica – della strofa o del ritornello, fate voi – del Torero Camomillo:

Olé!
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralalla
Lalla ralalla ralalla ralallallà.
Olé!

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,


Olé!

Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta [...]


Olé! Olé!
Olé, olé, olé!
Olé!


SITI INTERNET:

http://it.wikipedia.org/wiki/Zecchino_d%27Oro 

Pagina di Wikipedia sullo Zecchino d’Oro.


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venerdì 10 agosto 2012

FRANCO TOZZI E ALBERTO TESTA, ovvero “S” O NON “S”, QUESTO È IL PROBLEMA




Era il 1965, avevo 10 anni e seguivo alla radio Un disco per l’estate. La mia canzone preferita era I tuoi occhi verdi, di Franco Tozzi, un cantante il cui successo si sarebbe rivelato effimero (maggiore fortuna avrebbe avuto, pochi anni dopo, il fratello Umberto).

Proviamo ad ascoltarla (basta fare clic sul titolo), facendo attenzione alla pronuncia. Ebbene sì, Franco Tozzi ha la “s” sibilante: è un difetto di pronuncia che si chiama “sigmatismo”. Come correggerlo? O si va dal logopedista, oppure... ascoltate queste altre sue canzoni (fate clic sul titolo; fonte: wikitesti; ho fatto qualche correzione e aggiunto la punteggiatura):


(Alberto Testa - Allomar) (1966)

Che malinconia c’è in me
nelle notti d’argento
quando io mi ricordo di noi,
di noi due
nel tempo felice.

Che malinconia c’è in te
nelle notti d’argento,
quando vuoi cancellare da te
un rimpianto
che non puoi cancellare.

Ma io ritroverò
e tu ritroverai
ciò che davo a te,
ciò che davi a me,
quando io vorrò,
quando tu vorrai
vivere ancora per noi.

La malinconia dormirà
nelle notti d’argento:
niente mai può valere di più
dell’amore che tra noi tornerà.

Vedrai,
la malinconia dormirà
nelle notti d’argento:
niente mai può valere di più
dell’amore che tra noi tornerà.

Vedrai,
la malinconia dormirà
nelle notti d’argento:
niente mai può valere di più
dell’amore che tra noi tornerà.


(Alberto Testa - Eros Sciorilli)
Un Disco per l’Estate
1967

Arriva l’ultimo giorno
prima di partire;
arriva tutto ad un tratto,
non lo attendi mai.
Ti viene voglia di piangere,
ma non lo fai;
le dai un ultimo bacio
e te ne vai.

Amore mio,
coro     Ricordami.
non è un addio;
coro     Ricordami.
amore mio,
coro     Ricordami.
ritornerò.

coro     Amore mio,
Ricordami.
coro     non è un addio;
Ricordami.
        
coro     amore mio,
Ricordami.
coro     ritornerò.

Arriva l’ultimo giorno,
che malinconia;
il tempo corre veloce,
non lo fermerai.
Rivivi allora in un attimo
il primo incontro,
le dai un ultimo bacio
e te ne vai.

Amore mio,
coro     Ricordami.
non è un addio;
coro     Ricordami.
amore mio,
coro     Ricordami.
ritornerò.

coro     Amore mio,
Ricordami.
coro     non è un addio;
Ricordami.
        
coro     amore mio
Ricordami.
coro     ritornerò.

Semplice no? (Più a dirsi che a farsi, in realtà.) La “s” è stata eliminata, e con essa il difetto di pronuncia! Alberto Testa, il paroliere, ha realizzato quello che, tecnicamente, si chiama lipogramma in “s”.


ALBERTO TESTA
(Santos, Brasile, 11 aprile 1927– Velletri, Roma, 19 ottobre 2009)
(foto di Vito Vita, 23/7/2009)

Ironia della sorte: nel 1966 Franco Tozzi partecipa al Festival di Sanremo in coppia con lo statunitense Bobby Vinton, che invece la “s” non la temeva proprio: l’anno precedente aveva inciso un 45 giri in italiano con Io sono solo (Mr. Lonely) e “Esse” come stanco (L-o-n-e-l-y)!
Fare un lipogramma è come muoversi saltando su un piede solo: un esercizio di autolimitazione messo in atto unicamente per mettere alla prova – e dimostrare – la propria perizia tecnica. Per questo piace molto agli enigmisti. In questo caso invece il lipogramma non nasce dalla voglia di divertirsi, ma da un problema pratico.
I lipogrammi più stupefacenti sono quelli dello scrittore francese Georges Perec (1936-1982), che scrisse un intero romanzo-lipogramma, eliminando la lettera “e” (un esercizio di autentico virtuosismo: la “e” è la vocale più frequente, in francese), intitolandolo significativamente La disparition (= La sparizione) (1969); ad esso seguì un altro romanzo, Le revenentes (= Quelle che tornano) (1972), in cui invece eliminò tutte le altre vocali: “a”, “i”, “o”, “u”, “y”!
Ma torniamo alla “s” sibilante. Con un simile difetto di pronuncia gli imitatori e i parodisti vanno a nozze. Il procedimento è quello opposto: anziché eliminare la “s”, se ne aumenta a dismisura la presenza. E così Checco Zalone, per fare la parodia di A te di Jovanotti (pure lui affetto da sigmatismo), scrive Se solo lo sapessi sussulterei. Anche questa caratteristica (la presenza di molte sibilanti in un verso) si chiama, sia pure in un’accezione obsoleta, “sigmatismo”. Fate clic sui titoli e buon divertimento!

Si può fare un lipogramma in “s” anche de I tuoi occhi verdi? Io ci ho provato (oltre a lipogrammare, mi sono permesso di variare, fra parentesi quadre, un paio di versi):

I TUOI OCCHI VERDI
(Eros Sciorilli - Alberto Testa)
Un Disco per l’Estate 1965
Lipogramma in “s”

1a variante (ritornello)

È notte,
è notte ma non dormo:
penso ai tuoi occhi verdi      
        vedo i tuoi occhi verdi
che non mi guardano più.

E piango
nel buio tutto solo;               
        nel buio abbandonato;
so che tu non mi senti          
        tu non mi puoi udire,
ma forse piangi anche tu.     
        magari piangi anche tu.

Le nostre parole                   
        Tra noi le parole
sembravano raggi di sole     
        parevano raggi di luce
laggiù dove ieri
tu eri felice con me;

ora tutto è un ricordo,
nient’altro che un ricordo,
come i tuoi occhi verdi
che non mi guardano più.


E piango
nel buio tutto solo;               
        nel buio abbandonato;
so che tu non mi senti          
        tu non mi puoi udire,
ma forse piangi anche tu.     
        magari piangi anche tu.

Le nostre parole                   
        Tra noi le parole
sembravano raggi di sole     
        parevano raggi di luce
laggiù dove ieri
tu eri felice con me;

ora tutto è un ricordo,
nient’altro che un ricordo,
come i tuoi occhi verdi
che non mi guardano più,

come i tuoi occhi verdi
che non mi guardano più.


2a variante (ritornello)

Le nostre parole                            Con gli occhi parlavi,
sembravano raggi di sole     
        con gli occhi tu m’illuminavi[,]
laggiù dove ieri                                 [nel perduto ieri,]
tu eri felice con me;                          [quand’eri felice con me;]

Le nostre parole                            Con gli occhi parlavi,
sembravano raggi di sole     
        con gli occhi tu m’illuminavi[,]
laggiù dove ieri                                 [nel perduto ieri,]
tu eri felice con me;                          [quand’ero felice con te;]

La prima variante è più aderente all’originale, ma elimina l’unica rima della canzone (parole/soleparole/luce, aggiungendo però l’assonanza luce/felice); la seconda variante è più libera (ho esagerato?) ma mantiene la rima (parole/soleparlavi/m’illuminavi). Riuscite a fare di meglio? Fatemi sapere.


NOTA

1– I lipogrammi di Franco Tozzi potrebbero essere casuali? No, almeno in un caso, perché ricordo di aver sentito alla radio, in quegli anni, un’intervista al cantante, che dichiarava che gli avevano confezionato una canzone proprio con lo scopo di eliminare alla radice i suoi problemi di pronuncia. Nei miei ricordi (ma i ricordi sono creativi, si sa) mi pare che le lettere eliminate fossero addirittura due: la “s” e la “r”:  è possibile? È un’imprecisione dei miei ricordi? Oppure una tale canzone esiste veramente? Io però non l’ho trovata.
2 – Esistono altre canzoni-lipogramma di Franco Tozzi? Non lo so; riporto qui di seguito l’elenco dei suoi 45 giri (fonte: wikipedia): ho segnalato in neretto le canzoni di cui ho potuto controllare l’audio o il testo e ho sottolineato i lipogrammi in “s” (ho segnalato in neretto pure le “s” nei titoli di altre canzoni, automaticamente escluse):

1964 – Due case, due finestre/Amo la mia gioventù (Fonit SPF 31161)
1965 – Non a caso il destino ci ha fatto incontrare/Per questo amore (Fonit SPF 31163)
1965 – I tuoi occhi verdi/E allora vai (Fonit SPF 31169)
1965 – Nulla troppo bello per te/Ho saputo che/Mi pentirò (Fonit SPF 31178)
1966 – Io non posso crederti/Le notti d’argento (Fonit SPF 31181)
1966 – Non vorrei volerti bene/Uno come me (Fonit SPF 31189)
1966 – Perdonala/I poveri (Fonit SPF 31198)
1967 – L’ultimo giorno/Per la gloria (Odeon MSOQ 5371)
1968 – Nasce il giorno/Uno zero immenso e assoluto (Carisch VCA 26199)
1970 – Qui/Poco fa (Kansas dm 1129; inciso come Franco Tozzi Off Sound)
1971 – Ricordi/Il mio amore per Jusy (Kansas dm 1148; inciso come Franco Tozzi Off Sound)
1973 – Fiume di metallo/Sassi senza tempo (Kansas dm 1160; inciso come Franco Tozzi Off Sound)

C’è qualcuno che mi può aiutare a completare la ricerca?


SITI INTERNET

            Siti dedicati ad Alberto Testa:
            Blog dedicati ad Alberto Testa:
canzoni per i grandi:
e per i piccini:


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