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domenica 29 giugno 2014

TRADURRE LEWIS CARROLL, ovvero LUIGI CAROLLO


La prima parte di questo post si trova qui (clic).

L’ORIGINALE:

Jabberwocky
’Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.
(Lewis Carroll, Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, 1871)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tweedledum e Tweedledee.


LE TRADUZIONI:

Il Giabervocco
S’era a cocce e i ligli tarri
girtrellavan nel pischetto,
tutti losci i cencinarri/cincinarri
suffuggiavan longe stetto.
(traduzione di Silvio Spaventa Filippi, 1914 secondo Wikipedia, riedizione Faella, Pian di Scò – AR, Prìncipi e Princìpi, 2011)
I personaggi: Unto Dunto, Tuidledum e Tuidledì.

Erano le dieci di mattina – l’ora in cui si comincia a cuocere i cibi per la colazione – e gli agili e limacciosi e i tassi-lucertola-cavaturaccioli ruotavano come un giroscopio e facevano buchi come un trapano nella zolla d’erba attorno alla meridiana; tutti deboli e miserabili  gli uccellini con le piume piantate come aculei intorno al corpo, lontani senza tetto (?), emettevano un verso tra il muggito e il fischio con una specie di starnuto in mezzo.

Il Giabbervocco
Era listro e le calimbe
Che tragavan nel poschetto
Profittaron delle cimbre
E van sotto stetto stetto.
(traduzione di Giuliana Pozzo, Milano, Hoepli, 1947)
I personaggi: Ovo Bellovo, Momolo e Memolo.

Erano le nove del mattino – quando è stata appena fatta la pulizia e tutto è lustro – e le imbevute di caligine che si muovevano come un giroscopio nel tasso-lucertola-cavaturaccioli profittarono delle zolle d’erba che crescono attorno alla meridiana e van sotto sotto il tetto (?).

Il Cianciaroccio
Era cocino e i vivacciosi avini
Vorticavano e intevano il latò,
Tutti un po’ stantri erano i cinini
E il corolego fuasa peradò.
(traduzione di Tommaso Giglio, 1952 secondo Wikipedia?, Milano, B.U.R. Rizzoli, 1966)
I personaggi: Tombolo Dondolo, Pizzicotto e Pizzichino.

Erano le quattro del pomeriggio – quando cominci a cucinare per la cena – e i vivaci e limacciosi tassi-lucertola-cavaturaccioli giravano sempre come un giroscopio e facevano buchi come un succhiello sull’erba che sta ai lati dell’orologio a sole; tutti un po’ stanchi e tristi erano i piccoli uccelli dall’aspetto misero, con le piume tutte aderenti, e il maiale verde fuori casa (?) emise il suo muggito-mormorio con in mezzo una specie di starnuto.

Il Tartaglione
Al prepario i svatti marchi
Tortellavan per il diano,
Ma tristanchi erano i barchi
E i paupersi sibiliàno.
(traduzione di Adriana Valori-Piperno, 1954 secondo Wikipedia?, riedizione Roma, Newton Compton, 1995)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tuideldum e Tuideldì.

Alle quattro del pomeriggio – l’ora in cui si comincia a preparare la merenda – gli svelti e attivi tassi dalla coda di lucertola e somiglianti ai cavatappi andavano in giro torno torno come una trottola, facendo buchi come un succhiello per il prato erboso tagliato a metà dalla meridiana, ma tristi e stanchi erano gli uccelli meschinucci con le penne appiccicate tutte intorno, e gli smarriti emettono un verso tra il mugghio e il fischio, con una specie di sternuto in mezzo.

Jabberwocky
Era rombo e i fangagili chiotti
Girascavano e succhiellavano i pratiali;/:
Tutti erano infoli e cenciopi,
E lo spirdito primaticcio murpissi.
(traduzione di Tomaso Kemeny, Milano, Sugar, 1967)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tweedledum e Tweedledee.

Erano le quattro del pomeriggio – quando cominci a rosolare la cena – e i fangosi e agili tassi-lucertola-cavatappo giravano continuamente come un giroscopio e facevano dei buchi come un succhiello nel prato artificiale che si trova ai lati della meridiana: erano tutti frivoli e felici gli uccellini male in arnese, con le piume arruffate, e il maiale verde dagli sperduti spiriti (?) emise un verso tra il mugghio e il fischio, con una specie di starnuto nel mezzo.

Il Ciciarampa
Era cerfuoso e i viviscidi tuoppi
Ghiarivan foracchiando nel pedano:
Stavano tutti mifri i vilosnuoppi,
mentre squoltian i momi radi invano.
(traduzione di Milli Graffi, Milano, Garzanti, 1975)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tuidoldàm e Tuidoldìi.

Erano le quattro del pomeriggio – quando si cominciano a mettere sul fuoco le cose per la cena – e gli svelti e scivolosi tassi-lucertola-cavatappo giravano su se stessi come un giroscopio facendo buchi con un succhiello nel praticello – sul quale si può andare solo a piedi – attorno alla meridiana: stavano tutti fragili e miserabili gli uccelletti magri e bruttini con le penne come spuntoni che gli vengono fuori da tutte le parti, mentre gli sperduti (?) (=mamma mia!) maialini verdi emettevano invano un verso tra l’urlo e il fischio, con in mezzo una specie di starnuto.

Il Lanciavicchio
Era la brilla, e i fanghilosi tavi
Ghiravano e ghimblavano nel biava.
Mensi e procervi erano i borogavi,
E il momico rattio superiava.
(traduzione, solo delle filastrocche, di Guido Almansi?, Torino, Einaudi, 1978)
(traduzione del testo di Giuliana Pozzo, Milano, Hoepli, 1947)
I personaggi: Bindolo Rondolo, Piripipò e Piripipù.

Erano le nove del mattino – quando è stata appena fatta la pulizia e tutto è brillante – e i fangosi e lisci tassi-lucertola-cavaturaccioli si muovevano come un giroscopio [manca la spiegazione di ghimblavano] sulle zolle d’erba attorno alla meridiana. Minuscoli e prepotenti erano gli uccellini dalle penne arruffate, e il grosso topo (?) comico (?) correva molto in fretta.

Ciarlestroniana
Era brillosto, e i tospi agìluti
Facean girelli nella civa;
Tutti i paprussi erano mélacri,
Ed il trugòn striniva.
(traduzione di Masolino d’Amico, Milano, Mondadori, 1978, su concessione di Longanesi & C.)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tweedledum e Tweedledee.

Erano le quattro del pomeriggio – l’ora in cui si arrostiscono le cose per cena – e i tassi-lucertola-cavatappo agili e lutulenti facevano buchi come un succhiello nel praticello attorno alla meridiana – o ci vanno o ci vagano o ci vacillano –; tutti gli uccelli dall’aria trasandata, con le penne ritte da tutte le parti, erano melanconici e alacri, ed il maiale verde emetteva un verso tra l’urlo e il fischio, con in mezzo una specie di starnuto.

Lo Sdragolo
Era brìllico, scocco e spricco(,)
prillicava di qua e di là;
ma lo stùchilo/strùchilo sullo sticco
lo Sdragacciolo impizzerà.
(traduzione di Elda Bossi, Firenze, Giunti Marzocco, 1991)
I personaggi: Coccobello, Dindino e Dindello.

Era l’ora della merenda – quando brilli dalla gioia pensando al pane con la marmellata – e il cocco (= uovo) sciocco (= senza sale) e il bricco-spicchio (= la mezzaluna, usata per fare il caffè (!) e tritare la cipolla) prillava e solleticava di qua e di là (= girava intorno facendo il solletico); ma il chilo di strutto sullo stecco molto debolino ammazzerà impiccandolo il fratello più cattivo del Jabberwock, piccolo e sdragato (= non più drago).

Farfuciarbugliosa
Era cuociglia, e i viscoflessi tlucà
girottolavano e socchiellavano nella radozza;
tutti invelini erano i bogori là
e i rabi vidasa strofiavan nella strozza.
(traduzione di Alessandro Ceni, Torino, Einaudi, 2003)
I personaggi: Tappo Tombo, Dammelo e Dimmelo.

Erano le quattro del pomeriggio – quando cominci a preparare la griglia per cuocere la cena – e i flessuosi e viscosi tassi-lucertola-cavatappo giravano in tondo come una trottola e facevano buchi con un socchiello nello spazio erboso che si raduna attorno ad essa; tutti veline [?] e infelici erano là gli esili uccelli con le penne attaccate tutte intorno e i maiali verdi via da casa (?) facevano con la strozza una via di mezzo tra il muggito e il fischio, con un tocco di starnuto.

Basiliscum
Erat briccus et feriosus
fere givat gamberosus
et ludendo pilla et palla
gambe in spalla.
(traduzione di Antonio Lugli, Milano, Salani, riedizione 2010)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tweedledum e Tweedledee.

Erano le quattro del pomeriggio – quando viene portato in tavola il bricco del tè o della cioccolata – e fiero e serioso fere givat [manca spiegazione] il gambero-orso-cavaturaccioli, e girando come una trottola foro del succhiello e palla: meglio non fermarsi.

Il mascellodonte
Cenorava. E i visciattivi cavatalucerti
girillavano e sfrocchiavano nella serbaja;
molliciattoli eran gli spennavoli
e gli smarruti verporcelli fistarnuiurlavano.
(traduzione di Bruno Garofalo, citata in Douglas R. Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante, Milano, Adelphi, 1984)




JABBERWOCK
disegno di
John Tenniel
per la prima edizione (1871) di
ATTRAVERSO LO SPECCHIO


Se cercate “Luigi Carollo” nelle Pagine Bianche ne trovate una decina: più o meno quante le traduzioni di Jabberwocky che che sono riuscito a raccogliere. Cosa c’entra “Carollo” con “Carroll”? Dal punto di vista etimologico – e cioè del significato – niente: O’Carroll (da cui poi Carroll) è l’anglicizzazione dell’irlandese O’Cearbhaill (= nipote di Cearbhall) (www.surnamedb.com/surname/carroll), mentre Carollo deriva dal latino carullus, diminutivo di carus = caro (Emidio De Felice, Dizionario dei cognomi italiani, Milano, Oscar Studio Mondadori, 1978) o, forse, come lessi da qualche parte, dal nome latino Carolus = Carlo.
Ma dal punto di vista del significante “Carollo” è un trasporto direi perfetto di “Carroll” dall’inglese all’italiano. Un po’ come il cognome “Pieropan”, che, anche se la ragione me lo vieta, non riesco a non considerare la versione veneta di “Peter Pan”.
E qui sta il nocciolo della questione: nel tradurre un testo così irto di giochi di parole come quello di Alice, il traduttore deve cercare un difficile equilibrio proprio tra significato e significante.
E allora, nella trasformazione di Lewis Carroll in Luigi Carollo, che ne è stato di Jabberwocky?
Per amor vostro, miei diletti, ho comprato tutte le versioni che sono riuscito a scovare di Attraverso/Dietro/Al di là... (del)lo specchio (ma non ve le presto!) e le ho messe a confronto.

Cominciamo dal nome del mostro: Jabberwock.
a – C’è chi – vergogna! – non prova nemmeno a tradurlo (Kemeny) o si limita a italianizzarlo: Giabervocco (Spaventa Filippi) o Giabbervocco (Pozzo).
b – C’è chi – bravo! – tenta di trovare l’equivalente  in italiano dell’inglese jabber (= borbottio, chiacchiericcio): Cianciaroccio, da cianciare (Giglio), Tartaglione, da tartartagliare (Valori-Piperno), Ciarlestrone, da ciarlare (con un – possibile ma inaspettato – incrocio con charleston?) (D’Amico), Farfuciarbuglio, da farfugliare + ciarlare (+ garbuglio?): complimenti! (Ceni).
c – C’è chi prende un’altra strada, alludendo all’aspetto del mostro, o al carattere di ballata cavalleresca dei versi: Sdragolo, da drago (Bossi), Mascellodonte, alludendo ai dinosauri (Garofalo), Lanciavicchio, da lancia? (Almansi).
Sia chiaro che io parteggio per il secondo gruppo, ma c’è una versione che non rientra in nessuna delle precedenti categorie e che io trovo irresistibile, per il suo carattere di gratuita invenzione infantile, un vero e proprio farfugliamento, dunque: Ciciarampa, di Milli Graffi. L’idea è geniale: il farfugliamento non è contenuto nel nome, ma è il nome stesso!

Già che ci siamo, proviamo a vedere come vengono tradotti i nomi di altri personaggi.

Humpty Dumpty, il personaggio a forma di uovo.
a – Anche qua c’è chi – e sono tanti! – non prova nemmeno a tradurlo (Valori-Piperno, Kemeny, Graffi, D’Amico, Lugli) e chi lo italianizza, ma con un colpo di genio, perché l’Unto Dunto di Spaventa Filippi realizza il miracolo di essere un significante assonante con l’originale inglese e di avere contemporaneamente un significato in italiano (= unto d’unto).
b – Altri provano a reinventare un gioco verbale in italiano, basato, come l’originale, su una coppia di termini assonanti, alludenti alla forma a uovo: Ovo Bellovo (Pozzo),  Coccobello (Bossi), o al suo carattere instabile: Tombolo Dondolo (Gigli) e, sulla sua scia, Bindolo Rondolo (Almansi).
c – Infine anche qui c’è chi prende un’altra strada: il Tappo Tombo di Alessandro Ceni allude all’aspetto tozzo del personaggio e, forse, al francese tomber (= cadere).

Tweedledum e Tweedledee, i gemelli dal nome uguale per metà.

a – Anche in questo caso molti traduttori mantengono il nome originale (Kemeny, Graffi, D’Amico, Lugli) o lo italianizzano: Tuidledum e Tuidledì (Spaventa Filippi), Tuideldum e Tuideldì (Valori-Piperno), Tuidoldàm e Tuidoldìi (Graffi).
b – Solo Guido Almansi cerca un equivalente musicale in italiano: Piripipò e Piripipù. Non male, ma com’è possibile che a nessuno sia venuto in mente Trallallero e Trallallà?
c – Gli altri percorrono altre strade: Momolo e Memolo (Pozzo), Pizzicotto e Pizzichino (Giglio), Dindino e Dindello (Bossi), Dammelo e Dimmelo (Ceni; complimenti!).

Ma passiamo alla quartina di Jabberwocky; possiamo esaminarla sotto vari punti di vista.

1 – La metrica
Non so nulla di metrica inglese, per cui, miei diletti, sono andato a cercare in internet. Ho così scoperto che i versi in questione sono tetrametri giambici: versi di 8 sillabe, con l’accento sulle sillabe pari:
’Twas brill-ig, and the sli-thy toves
Did gyre and gim-ble in the wabe
Essendo accentata anche l’ultima sillaba, i versi sono tronchi, dunque equivalenti a versi piani di 9 sillabe (novenari).
Come si sono comportati i traduttori, i nostri Luigi Carollo?
a – Qualcuno ha, per l’appunto, usato il novenario, integralmente (Bossi) o parzialmente (D’Amico; sillabe: 9+9+9+7).
b – Qualcun altro, visto il carattere arcaizzante dei versi originali, ha preferito l’aulico endecasillabo, metro principe della poesia italiana (Giglio, Graffi, Almansi).
c – Diversi altri, privilegiando la cantabilità e considerando la destinazione infantile, hanno preferito l’ottonario, metro tipico delle filastrocche, integralmente (Spaventa Filippi, Pozzo, Valori-Piperno) o parzialmente (Lugli).
d – Infine qualcuno – e non finirò mai di biasimarlo – non prova nemmeno a impostare una metrica regolare (Kemeny, Ceni, Garofalo). Abbiamo ormai da un secolo perso l’abitudine al metro regolare e alla rima, è vero (Ungaretti, ti fischiano le orecchie?), ma qui si trattava di tradurre un testo ottocentesco, per giunta destinato ai bambini! Shame on you!

2 – La “traduzione”
“Traduzione” si fa per dire, perché qui si tratta di reinventare; i malcapitati “traduttori” di fronte all’ingrato compito hanno preso posizioni diverse. Esaminiamo, a mo’ d’esempio, la prima parola: brillig (= l’ora di arrostire la cena).
a – La maggior parte dei traduttori cerca un equivalente italiano: cocce, da “cuocere” (Spaventa Filippi), cocino, da “cucinare” (Giglio), prepario, da “preparare” (Valori-Piperno), cuociglia da “cuocere alla griglia” (Ceni), cenorava, da “cenare” (Garofalo), un debole rombo, da “rosolare” (Kemeny) e un imperscrutabile cerfuoso, da “cenar” e “fuoco” (?) (Graffi).
b – Altri cercano di mantenere, italianizzandolo, il significante:
b1 – assieme al significato, con una parola-valigia: brillosto, da “arrosto”, ma senza spiegarne il “brillio” (D’Amico), con una acrobazia logica: brìllico, da “brillare” degli occhi al pensiero della merenda: wow! (Bossi);
b2 – cambiando il significato: brilla, da “brillare della casa dopo le pulizie” (Almansi), briccus, da “bricco del tè” (Lugli).
c – Un traduttore invece sceglie la reinvenzione completa di significato e significante, usando listro, da “lindo + lustro” (?) (Pozzo).

3 – Il carattere arcaico
Direi che nel creare uno pseudoitaliano arcaico il migliore è Masolino D’Amico, con i suoi sdruccioli agìluti e mélacri. Ma Antonio Lugli va oltre: se l’antenato dell’inglese è l’anglosassone, l’antenato dell’italiano è il latino; e se Dodgson crea una specie di anglosassone maccheronico, al traduttore non resta che creare un latino maccheronico. Ed è quello che fa Lugli, ma il prezzo è altissimo: perché molti dei significati originali vanno perduti, costringendo Humpty Dumpty a cambiare la sua spiegazione (ma gli elementi espunti compaiono poi nelle strofe successive).
Detto per inciso: D’Amico è l’unico a tentare di rendere in italiano la forma avverbiale di Jabberwock → Jabberwocky = (A proposito) Del Jabberwock, presente nell’originale, ricavando da Ciarlestrone → Ciarlestroniana.


4 – Parole-valigia
Non è il caso di esaminare qui le più o meno felici soluzioni dei traduttori. Segnalo solo il caso – notevolissimo – della versione di Bruno Garofalo, che ho trovato solo come citazione nella versione italiana del saggio di Douglas R. Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante. Garofalo è più realista del re: fa un uso di parole valigia anche quando nell’originale non ci sono, tanto che la sua traduzione è fatta in buona parte di parole di questo tipo.
Esempi:
– cavatalucerti = cavatappi + tassi + lucertole;
– verporcelli = verdi + porcelli;
– fistarnuiurlavano = fischiavano + starnutivano + urlavano.
Il risultato è paradossale: un nonsense quasi completamente comprensibile!

E qui chiudo, miei diletti, perché ormai comincio anch’io a sentirmi un Jabberwock, pardon: un Chiacchieracchio. Parola-valigia dove a preoccuparmi non è la chiacchiera, ma il racchio.


LETTURE CONSIGLIATE
Sotto ogni traduzione ho indicato i dati editoriali necessari per reperirla; alcune sono fuori commercio, reperibili solo sul mercato antiquario. Non sono riuscito a procurarmi la prima versione della traduzione di Masolino D’Amico (Milano, Longanesi, 1971; con una traduzione diversa di Jabberwocky): qualcuno di voi ce l’ha ed è disposto a vendermela?

SITI INTERNET
Per saperne di più sulla metrica di Jabberwocky (in inglese):


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sabato 1 marzo 2014

LEWIS CARROLL ovvero SE TU GIOCHI AL “JABBERWOCKY”

JABBERWOCKY

’Twas brillig, and the slithy toves

Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.

(Lewis Carroll, Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, 1871)

Clicca qui per ascoltare una versione completa recitata, con testo.
Clicca qui per ascoltare una versione completa cantata.




LEWIS CARROLL
(CHARLES LUTWIDGE DODGSON)
(Cheshire, GB, 27 gennaio 1832 – Guildford, GB, 14 gennaio 1898)

 
Jabberwocky è una ballata che compare nel capitolo I di Through the Looking-Glass, and what Alice found there, 1871 (Attraverso lo specchio, e ciò che Alice vi trovò). È un testo tipico e allo stesso tempo unico nella produzione di Lewis Carroll:
– unico perché è il solo testo di Carroll che contenga parole inventate;
– tipico perché è una parodia (anche se, in questo caso, priva di riferimenti a un testo preciso), tecnica che Carroll applica costantemente nei suoi libri (per questo motivo una comprensione adeguata dei testi carrolliani, ricchi di riferimenti a testi del luogo e dell’epoca, richiede, anche per un lettore madrelingua, un apparato di note che non ha nulla da invidiare a quelli della nostra Divina Commedia). Il titolo Jabberwocky è forma avverbiale di Jabberwock: un essere mostruoso che viene sconfitto dall’eroe della ballata.
La quartina qui pubblicata rappresenta l’incipit dell’opera, ma anche il suo explicit. Serve a incorniciare le quartine intermedie, che narrano la storia vera e propria e sono meno ricche di neologismi. In realtà questa quartina era stata scritta molti anni prima delle altre, per un giornalino autoprodotto (Mischmasch, 1855) che il giovane Dodgson (23 anni) scriveva per divertire i suoi numerosi fratelli. Si intitolava Stanza of Anglo-Saxon Poetry (Strofa di una Poesia Anglosassone) e appariva così:



I caratteri pseudorunici e lo “Ye” (grafia arcaica del the) chiariscono l’intento: si tratta di uno scimmiottamento scherzoso dei testi antichi. A questo scopo Dodgson – che sarebbe diventato Carroll solo in occasione della pubblicazione di Alice’s Adventures in Wonderland (Alice nel paese delle meraviglie), 1865 – dà un “colore” arcaico alle parole usando forme e gruppi consonantici propri dell’inglese antico. Esempi:
Brillig: -ig è un suffisso aggettivale tipico dell’inglese antico, ma non dell’inglese moderno; Outgrabe: past tense (tempo passato) di outgribe; ma nell’inglese moderno è anomalo (lo troviamo solo in lie); l’accento sul prefisso dei verbi composti era in via di estinzione nel XIX secolo;
Did gyre: do in proposizioni affermative era pressoché estinto in prosa e probabilmente appariva arcaico in poesia.

It seems very pretty, but it’s rather hard to understand!” (“Sembra molto carino, ma è piuttosto difficile da capire!”) commenta Alice. In effetti il testo ha una struttura chiara, perché i termini grammaticali sono conservati, mentre quelli lessicali – benché inventati e dal significato sconosciuto – sono riconoscibili, in base alla posizione e alla terminazione, come aggettivi, sostantivi o verbi.

Un primo tentativo di traduzione suonerebbe così:

Era brillig, e gli slithy [agg.] toves [sost. plur.]
gyravano e gimblavano nello wabe;
tutti mimsy [agg.] erano i borogoves [sost. plur.],
e i mome [agg.] raths [sost. plur.] outgrabavano.

Ma cosa significano – se un significato ce l’hanno – queste parole misteriose?
Una prima spiegazione viene data dal giovane Dodgson nello stesso Mischmasch; una seconda spiegazione viene messa in bocca da Carroll, nel capitolo VI, a un personaggio del romanzo, Humpty Dumpty; infine, alcuni termini risultano esistenti – fa notare Martin Gardner nella suo monumentale e giustamente celebrato The annotated Alice - The Definitive Edition – ma ad essi l’autore dà quasi sempre un significato diverso.

BRILLIG
Dodgson – (Da to BRYL o BROIL): l’ora di arrostire la cena, cioè la fine del pomeriggio. Carroll – L’ora in cui si comincia il BROILING [cottura a fuoco vivo] del cibo per la cena.

SLITHY
Dodgson – Da SLIMY [fangoso; viscido; ripugnante] + LITHE [flessuoso; agile; snello]): liscio e attivo.
CarrollLITHE [flessuoso; agile; snello] + SLIMY [fangoso; viscido; ripugnante]; LITHE è lo stesso di ACTIVE [attivo; sveglio].
Gardner – Variante di SLEATHY, obsoleto: trasandato (Oxford English Dictionary).

TOVES
Dodgson – Specie di tassi, dal pelo bianco e liscio, lunghe zampe posteriori e corna corte come un cervo [?!]; si nutrivano principalmente di formaggio.
Carroll – Assomigliano ai tassi, alle lucertole e ai cavatappi; fanno la tana sotto le meridiane e si cibano di formaggio.

To GYRE
Dodgson – Da GYAOUR o GIAOUR, cane: grattare come un cane.
Carroll – Girare come un GYROSCOPE [giroscopio].
Gardner – Girare, turbinare (l’Oxford English Dictionary la data intorno al 1420).

To GIMBLE
Dodgson – (Da cui GIMBLET [succhiello]): fare buchi su quasiasi cosa.
Carroll – Fare buchi come un GIMLET [succhiello].
Gardner – Variante di GIMBAL: anello montato su un perno, usato, per es., per sospendere la bussola della nave (Oxford English Dictionary).

THE WABE
Dodgson – (Da to SWAB [pulire con lo strofinaccio] o SOAK [inzuppare]), il lato della collina (perché è inzuppata dalla pioggia).
Carroll – Tratto di terreno erboso sotto la meridiana. Si chiama WABE perché si estende per una long WAY BEfore it [lungo tratto davanti ad essa], una long WAY BEhind it [lungo tratto dietro ad essa], e una long WAY BEyond it [lungo tratto oltre ad essa].

MIMSY
Dodgson – (Da MIMSERABLE e MISERABLE [misero; fastidioso]): infelice.
CarrollFLIMSY [fragile; inconsistente] + MISERABLE [misero; fastidioso].
GardnerMIMSEY: affettato, bigotto (Oxford English Dictionary).

BOROGOVE
Dodgson – Specie estinta di pappagalli. Privi di ali, col becco in su, fanno i nidi sulle meridiane; si nutrivano di vitelli.
Carroll – Uccello dall’aspetto malconcio con le penne irte, una specie di scopa lavapavimenti vivente.

MOME
Dodgson – (Da cui SOLEMOME, SOLEMONE, e SOLEMN [solenne]): grave.
Carroll – Forse è un’abbreviazione di FROM HOME [da casa], cioè che hanno perso la strada.
Gardner – Raro: madre, zuccone, critico incontentabile, buffone; ma nell’antico irlandese: recinto difensivo in mattoni cotti.

RATH
Dodgson – Specie di tartaruga terrestre. Capo eretto, bocca come da pescecane, zampe anteriori curvate all’infuori per cui camminava sulle ginocchia; corpo liscio e verde; si nutriva di rondini e ostriche.
Carroll – Specie di maiale verde.

OUTGRABE
Dodgson – Passato di to OUTGRIBE (legato all’antico GRIKE or SHRIKE, da cui derivano SHRIEK [grido, strillo] e CREAK [cigolio; scricchiolio]): squittì [o: guaì; pigolò, cigolò].
Carroll – Da OUTGRABING: sta fra il BELLOWING [che muggisce, o barrisce, o urla] e lo WHISTLING [che fischia], con una specie di SNEEZE [starnuto] nel mezzo.

Dunque i procedimenti usati da Carroll per ottenere le parole del suo nonsense sono tre:
– neologismi, ai quali dare significati arbitrari, per es: BOROGOVE;
– parole-valigia o parole-baule (portemanteau words), per es.: SLIMY + LITHE = SLITHY;
– parole esistenti, alle quali applicare una falsa etimologia, per es. l’autentico MOME, da cui sarebbero nati, in successione, gli improbabili SOLEMOME e SOLEMONE seguiti dall’autentico SOLEMN.
Il fatto notevole è che il risultato può essere sottoposto a reinterpretazione, come in effetti Carroll fece:
– l’interpretazione dei neologismi, essendo arbitraria, può essere ovviamente cambiata a piacere, per es. RATH si trasforma da “tartaruga che cammina inginocchiata” a “maiale verde”;
– è possibile però anche, con un po’ di fantasia e un po’ di fortuna, far passare un parola, autentica o inventata, per una parola-valigia; per es. far derivare MOME non da SOLEMOME, ma da (forse) FROM + HOME.
– è possibile ancora, sempre col soccorso della fantasia e della fortuna, cambiare la falsa etimologia di una parola inventata, per es.: WABE, fatta derivare prima da SWAB o SOAK, poi da LONG WAY BE-.
Ora, è estremamente probabile che Dodgson abbia creato i neologismi prima di stabilire il loro significato, e che poi si sia divertito a dare loro i significati più peregrini. Ma il fatto che anche una parola-valigia possa supportare una seconda interpretazione, fatta a posteriori, insinua il sospetto – anzi, qualcosa di più di un sospetto: una quasi certezza – che anche la prima interpretazione sia avvenuta a posteriori: si tratterebbe dunque di false parole-valigia. Lo stesso discorso vale, naturalmente, per le false etimologie. Jabberwocky può essere visto allora come un esempio estremo del processo creativo, che è tutt’altro che deduttivo e lineare, ma complesso e basato su salti logici e razionalizzazioni a posteriori.

Ma torniamo alla quartina, che adesso può essere “decifrata”:
– Dodgson: “Era sera, e i lisci, laboriosi tassi grattavano e aprivano fori nel lato del colle; tutti infelici erano i pappagalli; le gravi tartarughe squittivano.” (Charles Lutwidge Dodgson, trad. Masolino D’Amico)
– Carroll: Era sera, e i lisci, laboriosi tassi-lucertola-cavatappo giravano e aprivano fori nel prato sotto la meridiana; tutti infelici e fragili erano gli uccelli dalle penne irte; gli sperduti maiali verdi emettevano il loro muggito fischiato interrotto da uno starnuto.

E Jabberwock, che significa? Lo spiega lo stesso Carroll, in una lettera a una classe femminile che gli chiedeva di poter usare questo nome per il suo giornalino:
jabber = discussione eccitata e volubile + wocer o wocor (rampollo, frutto) =
= jabberwock (conseguenza di grande ed eccitata discussione). (Io però wocer e wocor sul mio dizionario non li ho trovati: altro scherzo di Carroll?)

Oltre a mettersi le mani nei capelli, che cosa può fare il malcapitato traduttore che incappa in un simile testo? Lo vedremo in un prossimo post. A presto, miei diletti.


La seconda parte di questo post si trova qui (clic). 


LETTURE CONSIGLIATE

– Carroll, Lewis, Alice nel paese delle meraviglieAttraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò, Milano, Bur extra Rizzoli, 2010.
Versione italiana, a cura di Masolino D’Amico, dell’imperdibile edizione annotata di Martin Gardner.

SITI INTERNET

Per approfondire gli aspetti linguistici:
– Lucas, Peter J., From Jabberwocky back to Old English: Nonsense, Anglo-Saxon and Oxford, in Language History and Linguistic Modelling – A Festschrift for Jacek Fisiak on his 60th Birthday – Volume I, a cura di Raymond Hickey e Stanisław Puppel, Berlino, Mouton De Gruyter, 1997.
Un estratto si trova a questo indirizzo internet:
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