domenica 29 giugno 2014

TRADURRE LEWIS CARROLL, ovvero LUIGI CAROLLO


La prima parte di questo post si trova qui (clic).

L’ORIGINALE:

Jabberwocky
’Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.
(Lewis Carroll, Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, 1871)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tweedledum e Tweedledee.


LE TRADUZIONI:

Il Giabervocco
S’era a cocce e i ligli tarri
girtrellavan nel pischetto,
tutti losci i cencinarri/cincinarri
suffuggiavan longe stetto.
(traduzione di Silvio Spaventa Filippi, 1914 secondo Wikipedia, riedizione Faella, Pian di Scò – AR, Prìncipi e Princìpi, 2011)
I personaggi: Unto Dunto, Tuidledum e Tuidledì.

Erano le dieci di mattina – l’ora in cui si comincia a cuocere i cibi per la colazione – e gli agili e limacciosi e i tassi-lucertola-cavaturaccioli ruotavano come un giroscopio e facevano buchi come un trapano nella zolla d’erba attorno alla meridiana; tutti deboli e miserabili  gli uccellini con le piume piantate come aculei intorno al corpo, lontani senza tetto (?), emettevano un verso tra il muggito e il fischio con una specie di starnuto in mezzo.

Il Giabbervocco
Era listro e le calimbe
Che tragavan nel poschetto
Profittaron delle cimbre
E van sotto stetto stetto.
(traduzione di Giuliana Pozzo, Milano, Hoepli, 1947)
I personaggi: Ovo Bellovo, Momolo e Memolo.

Erano le nove del mattino – quando è stata appena fatta la pulizia e tutto è lustro – e le imbevute di caligine che si muovevano come un giroscopio nel tasso-lucertola-cavaturaccioli profittarono delle zolle d’erba che crescono attorno alla meridiana e van sotto sotto il tetto (?).

Il Cianciaroccio
Era cocino e i vivacciosi avini
Vorticavano e intevano il latò,
Tutti un po’ stantri erano i cinini
E il corolego fuasa peradò.
(traduzione di Tommaso Giglio, 1952 secondo Wikipedia?, Milano, B.U.R. Rizzoli, 1966)
I personaggi: Tombolo Dondolo, Pizzicotto e Pizzichino.

Erano le quattro del pomeriggio – quando cominci a cucinare per la cena – e i vivaci e limacciosi tassi-lucertola-cavaturaccioli giravano sempre come un giroscopio e facevano buchi come un succhiello sull’erba che sta ai lati dell’orologio a sole; tutti un po’ stanchi e tristi erano i piccoli uccelli dall’aspetto misero, con le piume tutte aderenti, e il maiale verde fuori casa (?) emise il suo muggito-mormorio con in mezzo una specie di starnuto.

Il Tartaglione
Al prepario i svatti marchi
Tortellavan per il diano,
Ma tristanchi erano i barchi
E i paupersi sibiliàno.
(traduzione di Adriana Valori-Piperno, 1954 secondo Wikipedia?, riedizione Roma, Newton Compton, 1995)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tuideldum e Tuideldì.

Alle quattro del pomeriggio – l’ora in cui si comincia a preparare la merenda – gli svelti e attivi tassi dalla coda di lucertola e somiglianti ai cavatappi andavano in giro torno torno come una trottola, facendo buchi come un succhiello per il prato erboso tagliato a metà dalla meridiana, ma tristi e stanchi erano gli uccelli meschinucci con le penne appiccicate tutte intorno, e gli smarriti emettono un verso tra il mugghio e il fischio, con una specie di sternuto in mezzo.

Jabberwocky
Era rombo e i fangagili chiotti
Girascavano e succhiellavano i pratiali;/:
Tutti erano infoli e cenciopi,
E lo spirdito primaticcio murpissi.
(traduzione di Tomaso Kemeny, Milano, Sugar, 1967)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tweedledum e Tweedledee.

Erano le quattro del pomeriggio – quando cominci a rosolare la cena – e i fangosi e agili tassi-lucertola-cavatappo giravano continuamente come un giroscopio e facevano dei buchi come un succhiello nel prato artificiale che si trova ai lati della meridiana: erano tutti frivoli e felici gli uccellini male in arnese, con le piume arruffate, e il maiale verde dagli sperduti spiriti (?) emise un verso tra il mugghio e il fischio, con una specie di starnuto nel mezzo.

Il Ciciarampa
Era cerfuoso e i viviscidi tuoppi
Ghiarivan foracchiando nel pedano:
Stavano tutti mifri i vilosnuoppi,
mentre squoltian i momi radi invano.
(traduzione di Milli Graffi, Milano, Garzanti, 1975)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tuidoldàm e Tuidoldìi.

Erano le quattro del pomeriggio – quando si cominciano a mettere sul fuoco le cose per la cena – e gli svelti e scivolosi tassi-lucertola-cavatappo giravano su se stessi come un giroscopio facendo buchi con un succhiello nel praticello – sul quale si può andare solo a piedi – attorno alla meridiana: stavano tutti fragili e miserabili gli uccelletti magri e bruttini con le penne come spuntoni che gli vengono fuori da tutte le parti, mentre gli sperduti (?) (=mamma mia!) maialini verdi emettevano invano un verso tra l’urlo e il fischio, con in mezzo una specie di starnuto.

Il Lanciavicchio
Era la brilla, e i fanghilosi tavi
Ghiravano e ghimblavano nel biava.
Mensi e procervi erano i borogavi,
E il momico rattio superiava.
(traduzione, solo delle filastrocche, di Guido Almansi?, Torino, Einaudi, 1978)
(traduzione del testo di Giuliana Pozzo, Milano, Hoepli, 1947)
I personaggi: Bindolo Rondolo, Piripipò e Piripipù.

Erano le nove del mattino – quando è stata appena fatta la pulizia e tutto è brillante – e i fangosi e lisci tassi-lucertola-cavaturaccioli si muovevano come un giroscopio [manca la spiegazione di ghimblavano] sulle zolle d’erba attorno alla meridiana. Minuscoli e prepotenti erano gli uccellini dalle penne arruffate, e il grosso topo (?) comico (?) correva molto in fretta.

Ciarlestroniana
Era brillosto, e i tospi agìluti
Facean girelli nella civa;
Tutti i paprussi erano mélacri,
Ed il trugòn striniva.
(traduzione di Masolino d’Amico, Milano, Mondadori, 1978, su concessione di Longanesi & C.)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tweedledum e Tweedledee.

Erano le quattro del pomeriggio – l’ora in cui si arrostiscono le cose per cena – e i tassi-lucertola-cavatappo agili e lutulenti facevano buchi come un succhiello nel praticello attorno alla meridiana – o ci vanno o ci vagano o ci vacillano –; tutti gli uccelli dall’aria trasandata, con le penne ritte da tutte le parti, erano melanconici e alacri, ed il maiale verde emetteva un verso tra l’urlo e il fischio, con in mezzo una specie di starnuto.

Lo Sdragolo
Era brìllico, scocco e spricco(,)
prillicava di qua e di là;
ma lo stùchilo/strùchilo sullo sticco
lo Sdragacciolo impizzerà.
(traduzione di Elda Bossi, Firenze, Giunti Marzocco, 1991)
I personaggi: Coccobello, Dindino e Dindello.

Era l’ora della merenda – quando brilli dalla gioia pensando al pane con la marmellata – e il cocco (= uovo) sciocco (= senza sale) e il bricco-spicchio (= la mezzaluna, usata per fare il caffè (!) e tritare la cipolla) prillava e solleticava di qua e di là (= girava intorno facendo il solletico); ma il chilo di strutto sullo stecco molto debolino ammazzerà impiccandolo il fratello più cattivo del Jabberwock, piccolo e sdragato (= non più drago).

Farfuciarbugliosa
Era cuociglia, e i viscoflessi tlucà
girottolavano e socchiellavano nella radozza;
tutti invelini erano i bogori là
e i rabi vidasa strofiavan nella strozza.
(traduzione di Alessandro Ceni, Torino, Einaudi, 2003)
I personaggi: Tappo Tombo, Dammelo e Dimmelo.

Erano le quattro del pomeriggio – quando cominci a preparare la griglia per cuocere la cena – e i flessuosi e viscosi tassi-lucertola-cavatappo giravano in tondo come una trottola e facevano buchi con un socchiello nello spazio erboso che si raduna attorno ad essa; tutti veline [?] e infelici erano là gli esili uccelli con le penne attaccate tutte intorno e i maiali verdi via da casa (?) facevano con la strozza una via di mezzo tra il muggito e il fischio, con un tocco di starnuto.

Basiliscum
Erat briccus et feriosus
fere givat gamberosus
et ludendo pilla et palla
gambe in spalla.
(traduzione di Antonio Lugli, Milano, Salani, riedizione 2010)
I personaggi: Humpty Dumpty, Tweedledum e Tweedledee.

Erano le quattro del pomeriggio – quando viene portato in tavola il bricco del tè o della cioccolata – e fiero e serioso fere givat [manca spiegazione] il gambero-orso-cavaturaccioli, e girando come una trottola foro del succhiello e palla: meglio non fermarsi.

Il mascellodonte
Cenorava. E i visciattivi cavatalucerti
girillavano e sfrocchiavano nella serbaja;
molliciattoli eran gli spennavoli
e gli smarruti verporcelli fistarnuiurlavano.
(traduzione di Bruno Garofalo, citata in Douglas R. Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante, Milano, Adelphi, 1984)




JABBERWOCK
disegno di
John Tenniel
per la prima edizione (1871) di
ATTRAVERSO LO SPECCHIO


Se cercate “Luigi Carollo” nelle Pagine Bianche ne trovate una decina: più o meno quante le traduzioni di Jabberwocky che che sono riuscito a raccogliere. Cosa c’entra “Carollo” con “Carroll”? Dal punto di vista etimologico – e cioè del significato – niente: O’Carroll (da cui poi Carroll) è l’anglicizzazione dell’irlandese O’Cearbhaill (= nipote di Cearbhall) (www.surnamedb.com/surname/carroll), mentre Carollo deriva dal latino carullus, diminutivo di carus = caro (Emidio De Felice, Dizionario dei cognomi italiani, Milano, Oscar Studio Mondadori, 1978) o, forse, come lessi da qualche parte, dal nome latino Carolus = Carlo.
Ma dal punto di vista del significante “Carollo” è un trasporto direi perfetto di “Carroll” dall’inglese all’italiano. Un po’ come il cognome “Pieropan”, che, anche se la ragione me lo vieta, non riesco a non considerare la versione veneta di “Peter Pan”.
E qui sta il nocciolo della questione: nel tradurre un testo così irto di giochi di parole come quello di Alice, il traduttore deve cercare un difficile equilibrio proprio tra significato e significante.
E allora, nella trasformazione di Lewis Carroll in Luigi Carollo, che ne è stato di Jabberwocky?
Per amor vostro, miei diletti, ho comprato tutte le versioni che sono riuscito a scovare di Attraverso/Dietro/Al di là... (del)lo specchio (ma non ve le presto!) e le ho messe a confronto.

Cominciamo dal nome del mostro: Jabberwock.
a – C’è chi – vergogna! – non prova nemmeno a tradurlo (Kemeny) o si limita a italianizzarlo: Giabervocco (Spaventa Filippi) o Giabbervocco (Pozzo).
b – C’è chi – bravo! – tenta di trovare l’equivalente  in italiano dell’inglese jabber (= borbottio, chiacchiericcio): Cianciaroccio, da cianciare (Giglio), Tartaglione, da tartartagliare (Valori-Piperno), Ciarlestrone, da ciarlare (con un – possibile ma inaspettato – incrocio con charleston?) (D’Amico), Farfuciarbuglio, da farfugliare + ciarlare (+ garbuglio?): complimenti! (Ceni).
c – C’è chi prende un’altra strada, alludendo all’aspetto del mostro, o al carattere di ballata cavalleresca dei versi: Sdragolo, da drago (Bossi), Mascellodonte, alludendo ai dinosauri (Garofalo), Lanciavicchio, da lancia? (Almansi).
Sia chiaro che io parteggio per il secondo gruppo, ma c’è una versione che non rientra in nessuna delle precedenti categorie e che io trovo irresistibile, per il suo carattere di gratuita invenzione infantile, un vero e proprio farfugliamento, dunque: Ciciarampa, di Milli Graffi. L’idea è geniale: il farfugliamento non è contenuto nel nome, ma è il nome stesso!

Già che ci siamo, proviamo a vedere come vengono tradotti i nomi di altri personaggi.

Humpty Dumpty, il personaggio a forma di uovo.
a – Anche qua c’è chi – e sono tanti! – non prova nemmeno a tradurlo (Valori-Piperno, Kemeny, Graffi, D’Amico, Lugli) e chi lo italianizza, ma con un colpo di genio, perché l’Unto Dunto di Spaventa Filippi realizza il miracolo di essere un significante assonante con l’originale inglese e di avere contemporaneamente un significato in italiano (= unto d’unto).
b – Altri provano a reinventare un gioco verbale in italiano, basato, come l’originale, su una coppia di termini assonanti, alludenti alla forma a uovo: Ovo Bellovo (Pozzo),  Coccobello (Bossi), o al suo carattere instabile: Tombolo Dondolo (Gigli) e, sulla sua scia, Bindolo Rondolo (Almansi).
c – Infine anche qui c’è chi prende un’altra strada: il Tappo Tombo di Alessandro Ceni allude all’aspetto tozzo del personaggio e, forse, al francese tomber (= cadere).

Tweedledum e Tweedledee, i gemelli dal nome uguale per metà.

a – Anche in questo caso molti traduttori mantengono il nome originale (Kemeny, Graffi, D’Amico, Lugli) o lo italianizzano: Tuidledum e Tuidledì (Spaventa Filippi), Tuideldum e Tuideldì (Valori-Piperno), Tuidoldàm e Tuidoldìi (Graffi).
b – Solo Guido Almansi cerca un equivalente musicale in italiano: Piripipò e Piripipù. Non male, ma com’è possibile che a nessuno sia venuto in mente Trallallero e Trallallà?
c – Gli altri percorrono altre strade: Momolo e Memolo (Pozzo), Pizzicotto e Pizzichino (Giglio), Dindino e Dindello (Bossi), Dammelo e Dimmelo (Ceni; complimenti!).

Ma passiamo alla quartina di Jabberwocky; possiamo esaminarla sotto vari punti di vista.

1 – La metrica
Non so nulla di metrica inglese, per cui, miei diletti, sono andato a cercare in internet. Ho così scoperto che i versi in questione sono tetrametri giambici: versi di 8 sillabe, con l’accento sulle sillabe pari:
’Twas brill-ig, and the sli-thy toves
Did gyre and gim-ble in the wabe
Essendo accentata anche l’ultima sillaba, i versi sono tronchi, dunque equivalenti a versi piani di 9 sillabe (novenari).
Come si sono comportati i traduttori, i nostri Luigi Carollo?
a – Qualcuno ha, per l’appunto, usato il novenario, integralmente (Bossi) o parzialmente (D’Amico; sillabe: 9+9+9+7).
b – Qualcun altro, visto il carattere arcaizzante dei versi originali, ha preferito l’aulico endecasillabo, metro principe della poesia italiana (Giglio, Graffi, Almansi).
c – Diversi altri, privilegiando la cantabilità e considerando la destinazione infantile, hanno preferito l’ottonario, metro tipico delle filastrocche, integralmente (Spaventa Filippi, Pozzo, Valori-Piperno) o parzialmente (Lugli).
d – Infine qualcuno – e non finirò mai di biasimarlo – non prova nemmeno a impostare una metrica regolare (Kemeny, Ceni, Garofalo). Abbiamo ormai da un secolo perso l’abitudine al metro regolare e alla rima, è vero (Ungaretti, ti fischiano le orecchie?), ma qui si trattava di tradurre un testo ottocentesco, per giunta destinato ai bambini! Shame on you!

2 – La “traduzione”
“Traduzione” si fa per dire, perché qui si tratta di reinventare; i malcapitati “traduttori” di fronte all’ingrato compito hanno preso posizioni diverse. Esaminiamo, a mo’ d’esempio, la prima parola: brillig (= l’ora di arrostire la cena).
a – La maggior parte dei traduttori cerca un equivalente italiano: cocce, da “cuocere” (Spaventa Filippi), cocino, da “cucinare” (Giglio), prepario, da “preparare” (Valori-Piperno), cuociglia da “cuocere alla griglia” (Ceni), cenorava, da “cenare” (Garofalo), un debole rombo, da “rosolare” (Kemeny) e un imperscrutabile cerfuoso, da “cenar” e “fuoco” (?) (Graffi).
b – Altri cercano di mantenere, italianizzandolo, il significante:
b1 – assieme al significato, con una parola-valigia: brillosto, da “arrosto”, ma senza spiegarne il “brillio” (D’Amico), con una acrobazia logica: brìllico, da “brillare” degli occhi al pensiero della merenda: wow! (Bossi);
b2 – cambiando il significato: brilla, da “brillare della casa dopo le pulizie” (Almansi), briccus, da “bricco del tè” (Lugli).
c – Un traduttore invece sceglie la reinvenzione completa di significato e significante, usando listro, da “lindo + lustro” (?) (Pozzo).

3 – Il carattere arcaico
Direi che nel creare uno pseudoitaliano arcaico il migliore è Masolino D’Amico, con i suoi sdruccioli agìluti e mélacri. Ma Antonio Lugli va oltre: se l’antenato dell’inglese è l’anglosassone, l’antenato dell’italiano è il latino; e se Dodgson crea una specie di anglosassone maccheronico, al traduttore non resta che creare un latino maccheronico. Ed è quello che fa Lugli, ma il prezzo è altissimo: perché molti dei significati originali vanno perduti, costringendo Humpty Dumpty a cambiare la sua spiegazione (ma gli elementi espunti compaiono poi nelle strofe successive).
Detto per inciso: D’Amico è l’unico a tentare di rendere in italiano la forma avverbiale di Jabberwock → Jabberwocky = (A proposito) Del Jabberwock, presente nell’originale, ricavando da Ciarlestrone → Ciarlestroniana.


4 – Parole-valigia
Non è il caso di esaminare qui le più o meno felici soluzioni dei traduttori. Segnalo solo il caso – notevolissimo – della versione di Bruno Garofalo, che ho trovato solo come citazione nella versione italiana del saggio di Douglas R. Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante. Garofalo è più realista del re: fa un uso di parole valigia anche quando nell’originale non ci sono, tanto che la sua traduzione è fatta in buona parte di parole di questo tipo.
Esempi:
– cavatalucerti = cavatappi + tassi + lucertole;
– verporcelli = verdi + porcelli;
– fistarnuiurlavano = fischiavano + starnutivano + urlavano.
Il risultato è paradossale: un nonsense quasi completamente comprensibile!

E qui chiudo, miei diletti, perché ormai comincio anch’io a sentirmi un Jabberwock, pardon: un Chiacchieracchio. Parola-valigia dove a preoccuparmi non è la chiacchiera, ma il racchio.


LETTURE CONSIGLIATE
Sotto ogni traduzione ho indicato i dati editoriali necessari per reperirla; alcune sono fuori commercio, reperibili solo sul mercato antiquario. Non sono riuscito a procurarmi la prima versione della traduzione di Masolino D’Amico (Milano, Longanesi, 1971; con una traduzione diversa di Jabberwocky): qualcuno di voi ce l’ha ed è disposto a vendermela?

SITI INTERNET
Per saperne di più sulla metrica di Jabberwocky (in inglese):


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