sabato 14 marzo 2015

RODDY DOYLE ovvero IL (MAL)TRATTAMENTO RIDARELLI



CAPITOLO UNO

IL RITORNO DEL
CAPITOLO UNO

CAPITOLO DUE

CAPITOLO TRE

UN CAPITOLO CHE NON È VERAMENTE
UN CAPITOLO PERCHÉ IN REALTÀ NON
SUCCEDE NIENTE, MA LO CHIAMEREMO
CAPITOLO QUATTRO

CAPITOLO CINQUE
CHE PROBABILMENTE DOVREBBE CHIAMARSI
CAPITOLO QUATTRO
MA PAZIENZA, LO CHIAMEREMO
CAPITOLO CINQUE

CAPITOLO SEI
CHE PROBABILMENTE DOVREBBE CHIAMARSI
CAPITOLO CINQUE
ED È UN ALTRO DI QUEI CAPITOLI
IN CUI NON SUCCEDE QUASI NIENTE,
A PARTE UNA COSA MOLTO ECCITANTE
ALLA FINE

CAPITOLO SETTE
CHE PROBABILMENTE DOVREBBE CHIAMARSI
CAPITOLO CINQUE
... MI SEMBRA...
MA CHIAMIAMOLO...
BE’, NON SO PIÙ CHE CAPITOLO
DOVREBBE ESSERE

CAPITOLO OTTO
CHE PROBABILMENTE DOVREBBE CHIAMARSI
CAPITOLO...
UN MOMENTO.
UNO, DUE, TRE, QUATTRO...
OK, BASTA,
ANDIAMO AVANTI

CAPITOLO QUALCOSA

UN ALTRO CAPITOLO

IL CAPITOLO DOPO
QUELLO DI PRIMA

IL CAPITOLO PRIMA
DI QUELLO DOPO

QUESTO CAPITOLO
SI CHIAMA COME MIA MADRE
PERCHÉ HA DETTO CHE POTEVO
ANDARE A LETTO TARDI
SE LO CHIAMAVO COME LEI
CAPITOLO
MAMMA DOYLE

QUESTO CAPITOLO SI CHIAMA
COME IL MIO FRIGORIFERO
CHE MANTIENE FRESCHE
TUTTE LE COSE DA MANGIARE
CAPITOLO FRIGORIFERO

CAPITOLO
DUE MILIONI E SETTE

CAPITOLO SEDICI
(A PROPOSITO, QUESTO CAPITOLO È
IL BIS, BIS, BIS, BIS, BIS, BIS,
BIS, BIS, BIS, BIS, BIS, BIS, BIS,
BISNIPOTE DEL CAPITOLO UNO)

QUESTO CAPITOLO SI CHIAMA COME
ELVIS PRESLEY
CHE ABITA SOTTO IL RIPOSTIGLIO
NEL GIARDINO DI CASA NOSTRA

UN CAPITOLO CORTISSIMO
PER DIRVI A QUANTI CENTIMETRI
DALLA CACCA
SI TROVAVA IL PIEDE DEL SIGNOR MACK

OGNI STORIA HA MOLTISSIME VERSIONI
E ANCHE QUESTA PUÒ
ESSERE RACCONTATA IN TANTI MODI DIVERSI:
I CRACKER RACCONTANO
LA LORO VERSIONE DELLA STORIA

UN VERO CAPITOLO

ROVER RACCONTA
LA SUA VERSIONE
DELLA STORIA

QUANTI CENTIMETRI ADESSO?

GIÀ, DOV’ERANO
ANDATI A FINIRE?

E ADESSO QUANTO CI MANCA?

KAYLA
RACCONTA
LA SUA VERSIONE
DELLA STORIA

JIMMY E ROBBIE
RACCONTANO
LA LORO VERSIONE
DELLA STORIA

QUANTO CI METTE
ROVER?

ORMAI CI SIAMO!!

DOVE
È ANDATO A CACCIARSI
ROVER?

IL GABBIANO
RACCONTA
LA SUA VERSIONE
DELLA STORIA

DOVE
È ANDATO A CACCIARSI
ROVER?
{II}

ROVER
RISOLVE TUTTO

UN CAPITOLO
CHE NON È VERAMENTE
UN CAPITOLO
PERCHÉ LA STORIA È FINITA
ALLA FINE DEL
CAPITOLO PRECEDENTE


(Titoli dei capitoli di: Roddy Doyle, Il trattamento Ridarelli, traduzione di Giuliana Zeuli, Milano, Adriano Salani editore su licenza della Ugo Guanda Editore, 2001).




RODDY DOYLE
(Dublino, 8 maggio 1958 – vivente)
(foto di Hburdon)

 
A chi scrive libri per bambini prima o dopo capita, è inevitabile: arriva qualcuno che ti chiede se non hai mai pensato di scrivere un libro per adulti. La domanda viene sempre posta in maniera gentile ma, detto fuori dai denti, senza tante cerimonie, non significa altro che: “Hai mai pensato di passare dalla serie B alla serie A?”
Ora, è chiaro che a un bambino va proposto qualcosa di più semplice della filosofia di Kant o della teoria della relatività di Einstein; ma questo non significa che scrivere per i bambini sia più facile.
Primo: perché è un pubblico difficile.
Avete mai provato a leggere qualcosa in pubblico? Se quello che proponete non funziona, l’ascoltatore adulto vi sopporta pazientemente, e magari alla fine applaude – sia pure tiepidamente – anche solo per educazione. Il bambino no: pur inconsapevolmente, è spietato: comincia ad agitarsi, chiacchiera, si distrae. Se invece è preso dal racconto, potete stare sicuri, non c’è bisogno di richiami: non vola una mosca. Chi scrive per i bambini deve riuscire a catturarli subito e, dopo, non li deve più mollare.
Secondo: se scrivo per adulti, ho buone possibilità di prevedere le reazioni del lettore, perché sono adulto anch’io. Ma se scrivo per bambini, posso fare lo stesso? L’umorismo dei bambini è diretto: non percepiscono, per esempio, l’ironia. Ci sono cose che fanno ridere grandi e piccini e cose che fanno ridere solo i grandi; c’è anche una cosa che – di solito – fa ridere solo i piccini: la cacca.
Per questo prevedere le reazioni dei bambini è più difficile: la cosa migliore è quella di effettuare una verifica sperimentale. E così ha fatto Roddy Doyle: Un giorno ho deciso di vedere se riuscivo a scrivere qualcosa per i miei figli. Ho scritto una pagina e poi gliel’ho letta per vedere la loro reazione. Ho inserito ed eliminato, in base alle loro osservazioni, e il giorno successivo l’ho riscritta e corretta ancora. Per giorni e giorni siamo andati avanti così: per tutti era diventato un lavoro quotidiano al ritorno da scuola.
Sono stati loro i miei veri editor. (R. D.)
(La citazione è pubblicata sulla terza di copertina de Il trattamento RidarelliThe Giggler Treatment, 2000 – , che però non è il primo libro per bambini scritto da Doyle: dunque deve riferirsi a Not just for Christmas, pubblicato nel 1999.)

Il trattamento Ridarelli è il secondo libro per bambini di Roddy Doyle. Per raccontarne la trama bastano poche parole: un tizio – il sig. Mack – sta per pestare una cacca. Punto. Tutto qua? Tutto qua. Un po’ poco, direte voi. No, non è un po’ poco: è troppo poco, anche per un argomento come la cacca, irresistibile per i bambini. Troppo poco per uno scrittore standard, per essere precisi. Ma Roddy Doyle non è uno scrittore standard; soprattutto: Roddy Doyle è anche uno sceneggiatore, e si vede.
Il libro è strutturato infatti come un film (e forse è stato pensato anche in funzione di una trasposizione filmica, magari di animazione):
– non si perde in preamboli e presentazioni: comincia subito con la scena clou (che poi scopriremo essere la scena finale della storia), ma la interrompe da subito con una serie di flashback che chiariscono, un po’ alla volta, gli antefatti;
– fa uso del ralenti: per tutta la durata del libro il piede si sta avvicinando alla cacca: la calpesterà o no?
– mantiene sempre serrato il ritmo introducendo continui cambiamenti di scena e di personaggi (e relativi punti di vista;
– termina con un finale da cardiopalmo, la classica corsa contro il tempo. (E qui, oltre al tempo, Doyle dilata anche lo spazio: partiamo inaspettatamente dall’Egitto e arriviamo subito sotto la torre Eiffel – ma non eravamo in Inghilterra? – e poi, incredibilmente e grazie alla galleria scavata da un coniglio – vi ricorda niente? Siamo nel Paese delle Meraviglie! – attraversiamo la manica.)
Ma queste tecniche possono reggere per il centinaio di pagine del libro? C’è il rischio che, a tirar troppo la corda, questa finisca per rompersi. E allora Doyle condisce il tutto con trovate surreali; per esempio:
– il gabbiano che odia il pesce;
– i cracker che sanno dire solo ovvietà;
– la piccola Kayla che non sa dire neanche quelle, ma solo A-bah – e tuttavia tutti la capiscono...
– ... ah, stavo dimenticando il meglio: l’autore è costretto a cambiare il finale; non però su pressione dei lettori (le cui obiezioni appaiono – in corsivo – di quando in quando nel corso del libro), ma su esplicita richiesta – accompagnata da argomenti molto convincenti – di uno dei personaggi!
E allora, alla fine il nostro eroe pesterà o no la cacca? Mi dispiace, ma questo è il tipico caso in cui il riserbo è la virtù principale di un buon recensore.
Un altro, non trascurabile, motivo di divertimento sono i surreali titoli dei capitoli:
– Doyle parte da un anonimo Capitolo uno, che però poi ritorna, raddoppiandosi;
– dopo un po’ comincia a perdere il conto e a ingarbugliarsi;
– a un certo punto rinuncia a contarli: si comincia con Capitolo qualcosa e si finisce con Capitolo Frigorifero;
– tenta poi disperatamente di riprendere la conta: Capitolo due milioni e sette, seguito, incongruamente, dal Capitolo sedici;
– finendo poi, dopo l’assurdo Capitolo Elvis Presley, con titoli che diventano descrittivi; anche troppo, a dir la verità: il Capitolo cortissimo ha un titolo lunghissimo e un testo brevissimo: un titolo (che potrebbe essere un testo) più lungo del testo (che potrebbe essere un titolo). Ve lo trascrivo per intero:
UN CAPITOLO CORTISSIMO
PER DIRVI A QUANTI CENTIMETRI
DALLA CACCA
SI TROVAVA IL PIEDE DEL SIGNOR MACK
Due.

[Fine del capitolo.]  
Un record di brevità, da Guinness dei primati. Ma io posso batterlo:

UN CAPITOLO CORTISSIMO
PER DIRVI A QUANTI CENTIMETRI
DALLA CACCA
SI TROVAVA IL PIEDE DEL SIGNOR MACK
2.


APPENDICE  
Per i pignoli, i curiosi e gli sfaccendati, allego questo prospetto: DISTANZA DELLA SCARPA DEL SIG. MACK DALLA CACCA  
Pag. 13     Quattro passi, tre passi, due passi.
Pag. 14     42 cm.
Pag. 19     37,5 cm.
Pag. 27     25 cm.
Pag. 35     20 cm.
Pag. 39     20 cm; 18 cm; 15 cm; 12 cm.
Pag. 49     12 cm.
Pag. 65     7 cm.
Pag. 70     2 cm.
Pag. 78     1cm; 2/3 di cm; ½ cm; meno di ½ cm.
Pag. 81     men che meno di ½ cm.
Pag. 89     1 ciglio di topo, ma attenzione: Non in lungo, di traverso. (R. D.)
Pag. 99     La scarpa stava già baciando la cacca. (R. D.)

(La storia finisce a pag. 105, ma il libro continua fino a pag. 108, perché Tutte le storie più belle contengono un messaggio e in questa storia ce ne sono tantissimi.(R. D.) Doyle ne elenca 6… anzi 7, come gli ricorda in extremis uno dei personaggi, il cane Rover.)


P.S.

Avrete capito che il Trattamento Ridarelli consiste nel far pestare cacca alla gente. Mi accorgo però solo ora che non vi ho detto chi sono i Ridarelli! Beh, poco male: lo scoprirete leggendo il libro.


LETTURE CONSIGLIATE
Ovviamente:
Roddy Doyle, Il trattamento Ridarelli, Adriano Salani editore, 2001.

SITI INTERNET  
Sito ufficiale di Roddy Doyle (in inglese).  
Pagina di Wikipedia su Roddy Doyle (è in inglese, ma non c’è scelta: la pagina in italiano è veramente troppo scarna).  
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