sabato 1 marzo 2014

LEWIS CARROLL ovvero SE TU GIOCHI AL “JABBERWOCKY”

JABBERWOCKY

’Twas brillig, and the slithy toves

Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.

(Lewis Carroll, Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, 1871)

Clicca qui per ascoltare una versione completa recitata, con testo.
Clicca qui per ascoltare una versione completa cantata.




LEWIS CARROLL
(CHARLES LUTWIDGE DODGSON)
(Cheshire, GB, 27 gennaio 1832 – Guildford, GB, 14 gennaio 1898)

 
Jabberwocky è una ballata che compare nel capitolo I di Through the Looking-Glass, and what Alice found there, 1871 (Attraverso lo specchio, e ciò che Alice vi trovò). È un testo tipico e allo stesso tempo unico nella produzione di Lewis Carroll:
– unico perché è il solo testo di Carroll che contenga parole inventate;
– tipico perché è una parodia (anche se, in questo caso, priva di riferimenti a un testo preciso), tecnica che Carroll applica costantemente nei suoi libri (per questo motivo una comprensione adeguata dei testi carrolliani, ricchi di riferimenti a testi del luogo e dell’epoca, richiede, anche per un lettore madrelingua, un apparato di note che non ha nulla da invidiare a quelli della nostra Divina Commedia). Il titolo Jabberwocky è forma avverbiale di Jabberwock: un essere mostruoso che viene sconfitto dall’eroe della ballata.
La quartina qui pubblicata rappresenta l’incipit dell’opera, ma anche il suo explicit. Serve a incorniciare le quartine intermedie, che narrano la storia vera e propria e sono meno ricche di neologismi. In realtà questa quartina era stata scritta molti anni prima delle altre, per un giornalino autoprodotto (Mischmasch, 1855) che il giovane Dodgson (23 anni) scriveva per divertire i suoi numerosi fratelli. Si intitolava Stanza of Anglo-Saxon Poetry (Strofa di una Poesia Anglosassone) e appariva così:



I caratteri pseudorunici e lo “Ye” (grafia arcaica del the) chiariscono l’intento: si tratta di uno scimmiottamento scherzoso dei testi antichi. A questo scopo Dodgson – che sarebbe diventato Carroll solo in occasione della pubblicazione di Alice’s Adventures in Wonderland (Alice nel paese delle meraviglie), 1865 – dà un “colore” arcaico alle parole usando forme e gruppi consonantici propri dell’inglese antico. Esempi:
Brillig: -ig è un suffisso aggettivale tipico dell’inglese antico, ma non dell’inglese moderno; Outgrabe: past tense (tempo passato) di outgribe; ma nell’inglese moderno è anomalo (lo troviamo solo in lie); l’accento sul prefisso dei verbi composti era in via di estinzione nel XIX secolo;
Did gyre: do in proposizioni affermative era pressoché estinto in prosa e probabilmente appariva arcaico in poesia.

“It seems very pretty, but it’s rather hard to understand!” (“Sembra molto carino, ma è piuttosto difficile da capire!”) commenta Alice. In effetti il testo ha una struttura chiara, perché i termini grammaticali sono conservati, mentre quelli lessicali – benché inventati e dal significato sconosciuto – sono riconoscibili, in base alla posizione e alla terminazione, come aggettivi, sostantivi o verbi.

Un primo tentativo di traduzione suonerebbe così:

Era brillig, e gli slithy [agg.] toves [sost. plur.]
gyravano e gimblavano nello wabe;
tutti mimsy [agg.] erano i borogoves [sost. plur.],
e i mome [agg.] raths [sost. plur.] outgrabavano.

Ma cosa significano – se un significato ce l’hanno – queste parole misteriose?
Una prima spiegazione viene data dal giovane Dodgson nello stesso Mischmasch; una seconda spiegazione viene messa in bocca da Carroll, nel capitolo VI, a un personaggio del romanzo, Humpty Dumpty; infine, alcuni termini risultano esistenti – fa notare Martin Gardner nella suo monumentale e giustamente celebrato The annotated Alice - The Definitive Edition – ma ad essi l’autore dà quasi sempre un significato diverso.

BRILLIG
Dodgson – (Da to BRYL o BROIL): l’ora di arrostire la cena, cioè la fine del pomeriggio. Carroll – L’ora in cui si comincia il BROILING [cottura a fuoco vivo] del cibo per la cena.

SLITHY
Dodgson – Da SLIMY [fangoso; viscido; ripugnante] + LITHE [flessuoso; agile; snello]): liscio e attivo.
Carroll – LITHE [flessuoso; agile; snello] + SLIMY [fangoso; viscido; ripugnante]; LITHE è lo stesso di ACTIVE [attivo; sveglio].
Gardner – Variante di SLEATHY, obsoleto: trasandato (Oxford English Dictionary).

TOVES
Dodgson – Specie di tassi, dal pelo bianco e liscio, lunghe zampe posteriori e corna corte come un cervo [?!]; si nutrivano principalmente di formaggio.
Carroll – Assomigliano ai tassi, alle lucertole e ai cavatappi; fanno la tana sotto le meridiane e si cibano di formaggio.

To GYRE
Dodgson – Da GYAOUR o GIAOUR, cane: grattare come un cane.
Carroll – Girare come un GYROSCOPE [giroscopio].
Gardner – Girare, turbinare (l’Oxford English Dictionary la data intorno al 1420).

To GIMBLE
Dodgson – (Da cui GIMBLET [succhiello]): fare buchi su quasiasi cosa.
Carroll – Fare buchi come un GIMLET [succhiello].
Gardner – Variante di GIMBAL: anello montato su un perno, usato, per es., per sospendere la bussola della nave (Oxford English Dictionary).

THE WABE
Dodgson – (Da to SWAB [pulire con lo strofinaccio] o SOAK [inzuppare]), il lato della collina (perché è inzuppata dalla pioggia).
Carroll – Tratto di terreno erboso sotto la meridiana. Si chiama WABE perché si estende per una long WAY BEfore it [lungo tratto davanti ad essa], una long WAY BEhind it [lungo tratto dietro ad essa], e una long WAY BEyond it [lungo tratto oltre ad essa].

MIMSY
Dodgson – (Da MIMSERABLE e MISERABLE [misero; fastidioso]): infelice.
Carroll – FLIMSY [fragile; inconsistente] + MISERABLE [misero; fastidioso].
Gardner – MIMSEY: affettato, bigotto (Oxford English Dictionary).

BOROGOVE
Dodgson – Specie estinta di pappagalli. Privi di ali, col becco in su, fanno i nidi sulle meridiane; si nutrivano di vitelli.
Carroll – Uccello dall’aspetto malconcio con le penne irte, una specie di scopa lavapavimenti vivente.

MOME
Dodgson – (Da cui SOLEMOME, SOLEMONE, e SOLEMN [solenne]): grave.
Carroll – Forse è un’abbreviazione di FROM HOME [da casa], cioè che hanno perso la strada.
Gardner – Raro: madre, zuccone, critico incontentabile, buffone; ma nell’antico irlandese: recinto difensivo in mattoni cotti.

RATH
Dodgson – Specie di tartaruga terrestre. Capo eretto, bocca come da pescecane, zampe anteriori curvate all’infuori per cui camminava sulle ginocchia; corpo liscio e verde; si nutriva di rondini e ostriche.
Carroll – Specie di maiale verde.

OUTGRABE
Dodgson – Passato di to OUTGRIBE (legato all’antico GRIKE or SHRIKE, da cui derivano SHRIEK [grido, strillo] e CREAK [cigolio; scricchiolio]): squittì [o: guaì; pigolò, cigolò].
Carroll – Da OUTGRABING: sta fra il BELLOWING [che muggisce, o barrisce, o urla] e lo WHISTLING [che fischia], con una specie di SNEEZE [starnuto] nel mezzo.

Dunque i procedimenti usati da Carroll per ottenere le parole del suo nonsense sono tre:
– neologismi, ai quali dare significati arbitrari, per es: BOROGOVE;
– parole-valigia o parole-baule (portemanteau words), per es.: SLIMY + LITHE = SLITHY;
– parole esistenti, alle quali applicare una falsa etimologia, per es. l’autentico MOME, da cui sarebbero nati, in successione, gli improbabili SOLEMOME e SOLEMONE seguiti dall’autentico SOLEMN.
Il fatto notevole è che il risultato può essere sottoposto a reinterpretazione, come in effetti Carroll fece:
– l’interpretazione dei neologismi, essendo arbitraria, può essere ovviamente cambiata a piacere, per es. RATH si trasforma da “tartaruga che cammina inginocchiata” a “maiale verde”;
– è possibile però anche, con un po’ di fantasia e un po’ di fortuna, far passare un parola, autentica o inventata, per una parola-valigia; per es. far derivare MOME non da SOLEMOME, ma da (forse) FROM + HOME.
– è possibile ancora, sempre col soccorso della fantasia e della fortuna, cambiare la falsa etimologia di una parola inventata, per es.: WABE, fatta derivare prima da SWAB o SOAK, poi da LONG WAY BE-.
Ora, è estremamente probabile che Dodgson abbia creato i neologismi prima di stabilire il loro significato, e che poi si sia divertito a dare loro i significati più peregrini. Ma il fatto che anche una parola-valigia possa supportare una seconda interpretazione, fatta a posteriori, insinua il sospetto – anzi, qualcosa di più di un sospetto: una quasi certezza – che anche la prima interpretazione sia avvenuta a posteriori: si tratterebbe dunque di false parole-valigia. Lo stesso discorso vale, naturalmente, per le false etimologie. Jabberwocky può essere visto allora come un esempio estremo del processo creativo, che è tutt’altro che deduttivo e lineare, ma complesso e basato su salti logici e razionalizzazioni a posteriori.

Ma torniamo alla quartina, che adesso può essere “decifrata”:
– Dodgson: “Era sera, e i lisci, laboriosi tassi grattavano e aprivano fori nel lato del colle; tutti infelici erano i pappagalli; le gravi tartarughe squittivano.” (Charles Lutwidge Dodgson, trad. Masolino D’Amico)
– Carroll: Era sera, e i lisci, laboriosi tassi-lucertola-cavatappo giravano e aprivano fori nel prato sotto la meridiana; tutti infelici e fragili erano gli uccelli dalle penne irte; gli sperduti maiali verdi emettevano il loro muggito fischiato interrotto da uno starnuto.

E Jabberwock, che significa? Lo spiega lo stesso Carroll, in una lettera a una classe femminile che gli chiedeva di poter usare questo nome per il suo giornalino:
jabber = discussione eccitata e volubile + wocer o wocor (rampollo, frutto) =
= jabberwock (conseguenza di grande ed eccitata discussione). (Io però wocer e wocor sul mio dizionario non li ho trovati: altro scherzo di Carroll?)

Oltre a mettersi le mani nei capelli, che cosa può fare il malcapitato traduttore che incappa in un simile testo? Lo vedremo in un prossimo post. A presto, miei diletti.


La seconda parte di questo post si trova qui (clic). 


LETTURE CONSIGLIATE

– Carroll, Lewis, Alice nel paese delle meraviglie – Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò, Milano, Bur extra Rizzoli, 2010.
Versione italiana, a cura di Masolino D’Amico, dell’imperdibile edizione annotata di Martin Gardner.

SITI INTERNET

Per approfondire gli aspetti linguistici:
– Lucas, Peter J., From Jabberwocky back to Old English: Nonsense, Anglo-Saxon and Oxford, in Language History and Linguistic Modelling – A Festschrift for Jacek Fisiak on his 60th Birthday – Volume I, a cura di Raymond Hickey e Stanisław Puppel, Berlino, Mouton De Gruyter, 1997.
Un estratto si trova a questo indirizzo internet:
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mercoledì 12 febbraio 2014

PERLE: MICI E “MICE”



La notizia è apparsa, senza firma, su La Stampa del 25 gennaio 2014 (per leggere l’articolo intero, fate clic sul titolo):

FT: sperimentato sui gatti, ha anche proprietà anti infiammatorie

“Sperimentato sui gatti”: curioso no? Ma le sperimentazioni non si fanno sui topi? Andiamo allora a controllare la fonte, FT (Financial Times) (per leggere l’articolo intero, fate clic sul titolo):

By Clive Cookson, Science Editor

Prima sorpresa: il pomodoro non è rosa ma purple (= purpureo; violaceo; paonazzo; porporino). E se provate a cercare qualcosa sui gatti sarete delusi: non c’è niente. Troverete invece questo:

Tests on mice showed that these have anti-inflammatory and anti-cancer effects […] = Esperimenti sui topi hanno evidenziato proprietà antinfiammatorie e anticancro […]. (Il neretto è mio).

L’ANONIMO REDATTORE ITALIANO HA SCAMBIATO I MICE PER MICI! Possibile? Certo che è possibile: minore è la paga di un collaboratore, minore sarà la qualità del suo lavoro.
Sul sito del Financial Times trovate questo avviso:

High quality global journalism requires investment. Please share this article with others using the link below, do not cut & paste the article.

Eh sì, “un giornalismo di qualità richiede investimenti”, cari amici de La Stampa: prima di tutto in vocabolari.


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lunedì 27 gennaio 2014

USATO SICURO



Il mio libro più venduto è Ha chiamato la cacchina... perché arriva domattina! Il prezzo di copertina è di 4,50 euro, però lo potete acquistare dall'editore (clic) a 3,82 euro e su Amazon (clic) o su IBS (clic) a 3,83 euro.
Ma se siete amanti del modernariato, potete rivolgervi al mercato dell'usato. Ecco allora un'offerta di Amazon, proveniente dal Canada (clic): il mio libro a 50,77 euro (diconsi cinquanta virgola settantasette) (+ 2,40 di spedizione): IMPERDIBILE!

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giovedì 23 gennaio 2014

FARE UNA FILASTROCCA – 8



PICCOLA GUIDA PRAGMATICA DELLA FANTASIA
ovvero
COME SONO NATE LE MIE FILASTROCCHE




USARE I DOPPI SENSI
IL BERSAGLIERE e RIFIUTI E SCARTI


Si tratta di:
1 – trovare una parola dal doppio significato (o due parole omofone);
2 – escogitare una storia che crei un legame, inaspettato ma logico, fra i due significati.
Ecco un esempio semplice, basato sulla constatazione che lestofante può essere diviso in due, generando un fante lesto:

IL BERSAGLIERE

Va di corsa il bersagliere,
perché questo è il suo mestiere;
non gli va di camminare
come ogni altro militare.
Ma sta’ attento, è importante:
non chiamarlo lesto fante.

Ed ecco un esempio più elaborato, basato su due constatazioni:
a – rifiutare significa non accettare, ma può anche stare per fiutare di nuovo;
b – scartare significa eliminare, ma può stare anche per aprire l’incarto di un regalo:

RIFIUTI E SCARTI

Del tabacco da starnuto?
Non lo scarto e lo rifiuto.
Un regalo nell’incarto?
Non rifiuto ma lo scarto.


Il bersagliere e Rifiuti e scarti
fanno parte della raccolta
FILASTROCCHE DEL MATTO MATTONE
Sarnus editore, 2012.


Se l’argomento ti interessa, puoi leggere anche:

FARE UNA FILASTROCCA – 1
FARE UNA FILASTROCCA – 2 
FARE UNA FILASTROCCA – 3 
FARE UNA FILASTROCCA – 4
FARE UNA FILASTROCCA – 5
FARE UNA FILASTROCCA – 6
FARE UNA FILASTROCCA – 7
FARE UNA FILASTROCCA – 12
FARE UNA FILASTROCCA – 13


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domenica 5 gennaio 2014

Canzoni proibite: DON BACKY ovvero HO RIMASTO


AVVERTENZA:
Il testo che si presenta, per i suoi contenuti, potrebbe causare insicurezza e turbamento in menti giovani e non ancora formate. Se ne consiglia pertanto la lettura solo a un pubblico adulto e che abbia adempiuto l’obbligo di istruzione.

HO RIMASTO (clic per sentire la canzone) 

Ancora una volta ho rimasto solo:
m’hai lasciato pure tu.
Non so perché, non so perché
nessuna ragazza poi rimane, poi rimane con me. 


Stavolta parlerò da solo,
mi dirò: “Ragazzo così non va,
lasciala in pace per carità;
quella ragazza non fa per te
e non scommettere, dai,
tanto è sicuro che perderai”. 


Ancora una volta ho rimasto solo
e da solo resterò. 


......................... (orch.) 

Ancora una volta ho rimasto solo:
m’hai lasciato pure tu.
Non so perché, non so perché
nessuna ragazza poi rimane, poi rimane con me. 


Stavolta parlerò da solo,
mi dirò “ragazzo così non va,
lasciala in pace per carità;
quella ragazza non fa per te
e non scommettere, dai,
tanto è sicuro che perderai.” 


Ancora una volta m’hai rimasto solo
e da solo resterò.


......................... (orch.)

Ancora una volta parlerò da solo,
mi dirò “ragazzo così non va,
lasciala in pace per carità;
quella ragazza non fa per te
e non scommettere, dai,
tanto è sicuro che perderai.” 


Ancora una volta ho rimasto solo:
m’hai lasciato pure tu.
ma per poco tempo solo sarò,
poi ci ricascherò.





DON BACKY
pseudonimo di
ALDO CAPONI
(Santa Croce sull’Arno, 1939)



Negli anni ’60 l’Italia era ancora un paese dal linguaggio ingessato, dove la RAI censurava canzoni come Dio è morto (1967) di Francesco Guccini (che la Radio Vaticana invece trasmetteva!).
In una RAI così bacchettona, certe parole non si potevano proprio pronunciare:
– il Parlamento non poteva avere “membri”, perché si trattava di un organismo, per così dire, asessuato;
– non si poteva dire “lassativo” (ecco che allora i pubblicitari, per Carosello, si inventano lo slogan: “Falqui: basta la parola”). 
Ecco qui (clic) come nel 1958 Ugo Zatterin riesce ad annunciare l’approvazione della legge Merlin, che chiudeva le case chiuse (notare il paradosso), senza mai nominarle (e soprattutto senza mai impappinarsi). 

Quando allora nel 1963 Don Backy scrive una canzone che, fin dal titolo, esibisce un clamoroso errore di grammatica, Celentano qualche dubbio su come possa essere accolta ce l’ha. Ecco come andarono le cose, secondo l’autore:
[Adriano Celentano:] “...Senti, Sandro [Alessandro Celentano, fratello di Adriano] ha paura che la canzone con l’errore non la comprerà nessuno...Allora ho pensato che per motivare il fatto, quando registreremo “Celentano Clan” per la TV, potremmo fare una scena di pugilato io e te e chi perde, è costretto a incidere un brano con un errore, così la cosa diventa anche promozionale, che ne dici ?”.
[Don Backy, che racconta in terza persona:] “Ti batto facile...” – rispose invaso da scariche di adrenalina positiva che gli scaturivano dalla consapevolezza dell’ottimo lavoro fatto – ....e se invece facessimo una gara di nuoto ? Ti vincerei ugualmente anche con un braccio legato dietro la schiena, ma faremo in modo che la gente creda che vinca tu...”
(Don Backy, Questa è la storia... Memorie di un Juke box, Roma, Coniglio Editore, 2007.)

E così, con questa trovata pubblicitaria (clic), la canzone fu lanciata.


POST SCRIPTUM
Lo sapete com’è nato il nome d’arte di Aldo Caponi? La prima idea, nata dalle continue infreddature del cantante, fu Cocco Bacillo (!). partendo da qui, la progressione fu questa:
COCCO BACILLO → DANIELE BACI → DAN BACI → DON FENDER → DON BACKY.
(Don Backy, Storie di Strada Beat (Memorie di un Juke box:2) (’62-’65), Roma, L’isola che c’è, 1997.) 
http://www.fansclubdonbacky.it/email-artista.htm

 

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