sabato 26 ottobre 2013

ANTONIO ALBANESE ovvero QUALUNQUEMENTE


TUTTI GLI AVVERBI DI CETTO LA QUALUNQUE

Piuttostamente: tua madre che ha, è disturbata?

Sai, mi è mancata tanto la famiglia. Era così forte la mancanza che infattamente in questi anni me ne sono fatta un’altra.

Comunquemente lei non si chiama “Questa”, si chiama “Cosa”. Apropositamente: Carmen, ti presento Cosa; Cosa, ti presento Carmen.

Sono donne bellissime: quasimente vergini.

Mai stato meglio, sai? Come un cruciverba: orizzontale e verticale... ma soprattuttamente orizzontale.

Cetto La Qualunque: – E qui? E qui sai che c’era? Solo pietre vecchie: tombe, anfore, elmi, scudi, pezzi di colonne; insommamente: macerie. Io l’ho bonificato: è tutta roba mia.
Pino lo Straniero: – Tutta roba tua.
Cetto La Qualunque: – Senzadubbiamente.

Vinceremo, basta un po’ d’impegno, soprattuttamente dando buste farcite; ma andiamo a comprarle.

Carmen, lo sai che ti voglio bene. Infattamente per questo te lo dico: non sono cazzi tuoi.

E come se non bastasse, infinemente mi cadi su una ragazza senza minne, piatta: dove ho sbagliato?

Io e te ci prendiamo un po’ di svago, parliamo, riflettiamo parecchiamente.

Cetto La Qualunque: – Infattamente, Pino: è meglio non affezionarsi, mai!
Pino lo Straniero: – Hai ragione, Cetto. Apropositamente, ti volevo dire una cosa...

Piuttostamente, dov’è Melo?

Peresempiamente: lo vedi questo orologio?

Giornalista donna: – Ma non ci ha ancora detto chi ha intenzione di candidare: non saranno i soliti professionisti della politica?
Cetto La Qualunque: – Nienteaffattamente: sono volti nuovi e immacolati. Infattamente, non ve lo volevo fare vedere, ma ho qui per voi la prima bozza di lista che voglio proporre propostatamente: il mio dream team, e cioè: Melo La Qualunque (‘o pupo), Salvo La Qualunque, Rosario La Qualunque, Pino lo Straniero, acquisito La Qualunque.
Pino lo Straniero: –  Grazie, grazie!
Cetto La Qualunque: – Poimente: Rocco La Qualunque.

Signorina, nella mia visione politica, spessatamente all’avanguardia, non sono le donne che devono entrare in politica, ma è la politica che deve entrare dentro le donne.

La società civile? Bravo, una bella idea, la prima cosa bella e giusta che mi son sentito dire. La società civile, appuntamente! Ora me lo scrivo.

Tostamente, di dov’è di preciso questo Jerry?

Jerry Salerno: – Lei le vuole vincere queste elezioni?
Cetto La Qualunque: – Senzadubbiamente.

Jerry Salerno: (a Cetto La Qualunque, che non accetta il suggerimento di pagare le tasse) – Va bene. Però almeno... la cultura, me raccumandi!
Cetto La Qualunque: – Che cosa?
Jerry Salerno: – La cultura!
Cetto La Qualunque: – Ma almenamente è gratis?
Jerry Salerno: – Senzadubbiamente.

Jerry Salerno: – La Qualunque, siamo in una chiesa: un po’ di buona creanza!
Cetto La Qualunque: – Affettivamente [= Effettivamente] è vero. Prete: sto telefonando! Se per cortesia abbassa un po’ il volume... Un po’ di creanza, ma veramente!

Quindamente: votatemi, e io ricostruirò la chiesa... e licenziamo un padrino [?]... Mi dispiacemente...

A mia moglie hanno detto un sacco di minchiate. Tralaltramente che secondo loro le anfore della pizzeria sono trafugate.

Viva Pino, viva Svetlana e viva l’amore! Cari Pino e Svetlana, questo è il secondo giorno più bello della vostra vita; il primo giorno sarà quando voterete Cetto La Qualunque! (Acclamazioni) Comunquemente! Comunquemente e tralatramente!

Oggimente è il matrimonio di Pino, va’, facciamo uno strappo alle regole!

Folla: – Cetto! Cetto!
Cetto La Qualunque: – Qualunquemente!

Folla: – Cetto! Cetto! Cetto!
Cetto La Qualunque: – Cari, cari amici elettori, e sdraiabilmente amiche elettrici di Marina di Sopra, mi è stato chiesto se vengo eletto, cosa intendo fare per i poveri e i bisognosi: ‘na beata minchia! (Applausi) È ora di finirla: ‘sta cosa dei bisognosi è una mania. Poi sono bisognoso anch’io di voi. Affettivamente [= Effettivamente] mi servono più dell’ossigeno. [...]
Io amo lo scontro, ma soprattuttamente non amo i pacifisti nella persona di De Santis, il nostro Giovanni De Santis della lista civica [...].
Signori, si sono sollevati addiritturamente dubbi sulla mie prestazioni sessuali [...].
Signori, si sono sollevati addiritturamente dubbi quando ho proposto propostatamente di affidare a Pino lo Straniero il ruolo di Primario nel reparto di Cardiochirurgia all’ospedale.

Qualunquemente e sempremente, se sarò eletto farò assumere sei, sette, ottomila forestali: metteremo, e l’ho detto e l’ho proposto, un forestale per ogni albero, applauso!

È tutto gratis! È tutto gratis! Grassamente! (= Gratissamente) Non costa niente. È tutto offerto da Cetto La Qualunque!

E poi, come principio cardine, De Santis, spessatamente: fatti i cazzi tuoi!

Signori, porteremo barche di pilu, navi cariche di pilu, insommamente: fortissimamente pilu!

Cetto La Qualunque: – Tu cosa mi hai detto sul giorno prima delle elezioni?
Jerry Salerno: – Cosa ti ho detto? Ti ho detto che... c’è la pausa di riflessione.
Cetto La Qualunque: – Appuntamente: io da oggi a domenica rifletto, ma rifletto di brutto, a gruppi...

Cetto La Qualunque: – Senzadubbiamente, è una bella giornata.

Votate Cetto La Qualunque eh! Qualunquemente!

Cetto La Qualunque: –  [...] E alloramente una promessa: se l’ospedale è pieno di topi, io porterò i gatti. E questa è una promessa, promessamente! Votate Cetto La Qualunque. E state bene.

Scusate, niente di grave: era un’immigrata clandestina. Daltrocantamente qui da noi manca lavoro per gli italiani e non è che possiamo ospitare tutti, va’!

Jerry Salerno: – E poi io e te abbiamo diverse cose in comune, t’è capì?
Cetto La Qualunque: –Infattamente. Il nostro grande uomo ah, non finirò mai di ringraziarti.
Jerry Salerno: – Anch’io, anch’io.
Cetto La Qualunque: – Vabbe’, ci vediamo presto, eh. Ciao Jerry, ciao... A- apropositamente, ma... alla fine, hai capito come si chiama la bambina?

Cari amici, cari amici e care, troppo care assessoresse, io sono qui perché non mi ho [sic] votato solo io, mi ha votato puramente la gente. Signori, abbiamo fatto tanto per questa gente, per questa terra, è evidente. E tanto ancora potremo fare. Signori, infattamente, realizzeremo il sogno, signori: costruiremo il ponte! [...]  E se il ponte non basta faremo anche il tunnel, perché un buco mette sempre allegria, qualunquemente!

(Dal film Qualunquemente, soggetto e sceneggiatura di Antonio Albanese e Piero Guerrera, regia di Giulio Manfredonia, 2011)







ANTONIO ALBANESE
(Olginate, 10 ottobre 1964)
(da Film TV, anno XIX n. 3, 23-28 gennaio 2011)

Cosa fare, se si vuol migliorare la propria capacità espressiva? Le soluzioni sono tre:
1 – leggere;
2 – leggere;
3 – leggere.
Ma molti di leggere non hanno proprio il tempo, perché hanno di peggio da fare. Come risolvere il problema? Infilando scorciatoie, cercando di darsi un tono con qualche trucchetto. Qui la gente si divide in tre tipologie:

a – Il mediocre
Il mediocre è sprovveduto: opera in maniera elementare, per
– infarcitura (cerca di bilanciare le poche idee con tante parole: non dice mai , ma assolutamente sì o, quando è stanco, solo assolutamente) e
– allungamento (a corto di idee, allunga le parole: si sobbarca un piuttosto che anziché una semplice o),
orecchiando i vezzi dei giornalisti, degli uomini di spettacolo e dei politici.

Sfogo personale
È necessario sottolineare che l’uso che si tende a fare negli ultimi tempi del piuttosto che al posto di o (cioè con funzione disgiuntiva anziché comparativa) è sbagliato e, addirittura, fuorviante?
– Se dico Dopo pranzo mangio una mela o una pera, significa che mi è indifferente scegliere l’una o l’altra.
– Se dico Dopo pranzo mangio una mela piuttosto che [= anziché] una pera, significa che preferisco la mela alla pera.
– Se dico Dopo pranzo mangio una mela, piuttosto che una pera, piuttosto che una pesca, dico uno sproposito, perché il piuttosto che ammette due soli termini di confronto, non di più.
La perversione arriva al punto di usare il piuttosto che al posto della e (cioè con funzione copulativa) – o di oltre che – : Al mercato trovo mele, piuttosto che pere, piuttosto che pesche, per dire Al mercato trovo mele, pere e pesche (rendendo la frase piuttosto lunga ma, nelle intenzioni dello sciagurato parlante, di tono più elevato).
Una coppia di (s)parlanti di questo tipo (+ il prete connivente) sogna, ne sono certo, un matrimonio così:

PRIMA FORMA
Sacerdote:Tizia Caia Sempronia e Tal Dei Tali, siete venuti a contrarre matrimonio in piena libertà piuttosto che consapevoli del significato della vostra decisione?
Sposi: Assolutamente sì!
Sacerdote: Siete disposti, seguendo la via del Matrimonio, ad amarvi piuttosto che a onorarvi l’un l’altro per tutta la vita?
Sposi: Assolutamente sì!
Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi piuttosto che a educarli secondo la legge di Cristo piuttosto che della sua Chiesa?
Sposi: Assolutamente sì!
(Assolutamente sì è quello che dice la sposa; lo sposo si limita, di solito, all’assolutamente.)

o così:
                       
SECONDA FORMA
Compiuto il cammino del fidanzamento, illuminati dallo Spirito Santo piuttosto che accompagnati dalla comunità cristiana, siamo venuti in piena libertà nella casa del Padre perché il nostro amore riceva il sigillo di consacrazione. Consapevoli della nostra decisione, siamo disposti, con la grazia di Dio, ad amarci piuttosto che sostenerci l’un l’altro per tutti i giorni della vita. Ci impegniamo ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarci piuttosto che a educarli secondo la Parola di Cristo piuttosto che l’insegnamento della Chiesa. Chiediamo a voi, fratelli piuttosto che sorelle, di pregare con noi piuttosto che per noi perché la nostra famiglia diffonda nel mondo luce, piuttosto che pace, piuttosto che gioia.


b – Il talento
Il talento è furbo: non copia le mode linguistiche del momento: ha uno stile suo, immediatamente riconoscibile. Opera pescando parole ed espressioni leggermente desuete per uscire, a buon mercato, dalla banalità:
– non dirà gioco, ma giuoco;
– non dirà dove (o quando), ma ove.
– non dirà Posso? ma Mi consenta.
Non parla l’insipida neolingua televisiva, no: L’insipida neolingua televisiva l’ha imposta a tutti, tranne che a sé stesso. (Leonardo Tondelli, l’Unità, 31 gennaio 2011)

c – Il genio
Il genio è creativo: non copia, inventa; non crea solo uno stile, crea anche le parole. E il genio dei geni è Cetto La Qualunque, il personaggio creato da Antonio Albanese: un camorrista che si dà alla politica per salvaguardare i propri interessi, un uomo arido, cinico, ignorante e volgare. La sua sapienza argomentativa si riduce a ‘Na beata minchia! e ‘Ntu culu!, ma si rende conto che non può bastare. Ed ecco che allora si inventa la cultura linguistica che non ha mai avuto, creando parole geneticamente modificate, nuove famiglie di avverbi. È un modo di esprimersi molto meridionale. Rappresenta il bisogno di dilatare e inventare parole nuove per darsi uno spessore culturale. (Antonio Albanese, intervistato da Adriana Marmiroli, Film TV, anno XIX n. 3, 23-28 gennaio 2011)

Parentesi onomaturgico-etimologica
Un modo per fare avverbi, se ci ponete mente – letteralmente – è quello di aggiungere il suffisso mente (ablativo del latino mens, mentis = mente) a un aggettivo qualificativo. Alcuni esempi in latino:
serena mente = con mente, disposizione d’animo dolce,
devota mente = con mente, disposizione d’animo devota,
dulci mente = con mente, disposizione d’animo dolce.

Ma Cetto La Qualunque va oltre: come in matematica il campo numerico si è progressivamente allargato
– dai numeri positivi → ai numeri razionali (positivi + negativi),
– dai razionali → a quelli irrazionali (con un numero infinito di decimali, esprimibili sono come frazioni di numeri interi, es.: 10/3 = 3,333...) e
– dagli irrazionali ai trascendenti (non esprimibili nemmeno con una frazione, es.: π),
La Qualunque allarga il campo dei termini da cui si origina un avverbio, usando

– invece degli aggettivi qualificativi, gli aggettivi indefiniti:
qualunque qualunquemente

– invece degli aggettivi, i sostantivi:
promessa promessamente

i verbi:           
mi dispiace midispiacemente

le preposizioni + sostantivo:
per esempio peresempiamente
senza dubbio senzadubbiamente
tra l’altro tralatramente

e infine – udite udite! –
– gli avverbi stessi:
almeno almenamente
infatti infattamente
infine infinemente
insomma insommamente
piuttosto piuttostamente
poi poimente
sempre sempremente
soprattutto soprattuttamente

Avverbi2 (non è una nota: vuol dire avverbi al quadrato): non avete le vertigini? Perché in questi ultimi casi La Qualunque attinge le vette del trascendente, dell’ineffabile.
Certo, uno non può rimanere sempre a questi livelli, ventiquattr’ore su ventiquattro: ogni tanto anche Omero sonnecchia... e perfino Cetto La Qualunque. Succede così che, qualche volta, gli scappi un avverbio regolare, di quelli banali usati da tutti: gli amici, barbaramente e ingiustamente definiti latitanti.
Ma succede solo qualche volta: qualchevoltamente, potremmo dire. E anche un avverbio esistente può essere usato in modo creativo: Cari amici, cari amici e care, troppo care assessoresse, io sono qui perché non mi ho [sic] votato solo io, mi ha votato puramente la gente.
Ma di una cosa state certi: che, quando ci parla, Cetto la Qualunque mente. Comunquemente e sempremente.


LETTURE CONSIGLIATE

Valeria Della Valle, Giuseppe Patota, Piuttosto che. Le cose da non dire, gli errori da non fare, Milano, Sperling & Kupfer, 2013.
300 “tossine grammaticali da evitare. Qui l’intervista agli autori di Silvana Mazzocchi per La Repubblica.

SITI INTERNET
Sito ufficiale di Antonio Albanese.

Sito ufficiale di Cetto La Qualunque.

Se amate i film, al cinema e in televisione, Film Tv è il sito internet e la rivista cartacea che fa per voi.

Articoli della Treccani e dell’Accademia della Crusca sull’uso errato di “piuttosto che”.


TI È PIACIUTO?
Condividilo con gli amici usando i tasti sottostanti e soprattutto consigliandolo con Google +1 (tasto g +1). Se consigli i miei articoli con Google +1, migliori il mio posizionamento nel motore di ricerca: grazie in anticipo.

HAI QUALCHE OSSERVAZIONE DA FARE?
Un tuo commento sarà molto gradito.

lunedì 30 settembre 2013

FRANCO FRANCHI ovvero CELEBRE MAZURKA (A)VARIATA



(Musica: Augusto Migliavacca;
testo e voce: Franco Franchi, 1965)
(fai clic sul titolo per ascoltarla)

Ecco arrivare l’annunzio: il confronto/ Ecco arrivare la Nunzia col brodo
rimanda il sindaco,/di manzo il sindaco,
ma per chi non si leva la cuffia di polistirolo
ma cuoce l’acredine un po’ peristaltica
simile al grattere (carattere?) sopra gli asparagi
della salsedine che mi scompiffera.
Marco:/manco le bocche nel cielo si vedono
Marco:/manco di simili sibili a rùbili/bùbile (nubile?) perché ...
Non mi contamina l’ulcera gastrica
del vicesindaco:
nel policlinico io son di là.

Quando, allor, perché,
le valute (volute?) dei cubi di ghiaccio di ieri
son l’acqua di oggi.
Chi mi sa dire cos’è?
Chi mi sa dire perché?
È la ...
sotto controllo delle tasse.
Nonostante ciò
sapete quaggiù perché qui non c’è più chi starnuta col naso?
Ditemi perché si fa
ma non si dice “Prendilo, posalo, mettilo qua!”

Ma sul marciapiedi quasi sempre non c’è mai chi cade,
mentre tu ti svegli sempre quando è troppo tardi.
Non dimenticar la prima cosa che ti salta in mente:
corri, cammina e vedrai,
prima, quandunque e giammai,
chi esce e chi gioca a biliardo con te?

Fra il lunedì
e il giovedì
a Mondovì
c’è il martedì,
anche se poi
vedremo che
l’abito a doppiopetto
lo porta solo chi lo vuol portar.



FRANCO FRANCHI
(Genova, 1929 – ivi, 1998)


Sono passati tanti anni, ma lo ricordo ancora bene: uno schermo televisivo in bianco e nero e il primo piano di un distinto signore dal volto impassibile: la testa era immobile, ma la bocca si muoveva a velocità vertiginosa, cantando al ritmo di mazurka (che fosse una mazurka l’ho scoperto molto dopo, allora mica lo sapevo). Dal magma di parole inintelligibili affioravano, come la punta di un’iceberg,  alcuni versi comprensibili:
...
Ditemi perché si fa
ma non si dice “Prendilo, posalo, mettilo qua!”
...
Fra il lunedì
e il giovedì
a Mondovì
c’è il martedì
...
Chi era il cantante? Si trattava di Franco Franchi, cantante e paroliere. L’ho scoperto anni dopo su internet; non senza fatica, perché chiamarsi Franco Franchi non è una buona idea (ci pensino tutti i signori Franchi che stanno per avere un figlio): se lo cercate su wikipedia, di Franchi Franchi ne trovate 5:
Personaggi illustri di nome Franco Franchi:
  • Franco Franchi - attore italiano (1928-1992)
  • Franco Franchi - ciclista italiano (1923)
  • Franco Franchi - (1939 [sic]-1998) paroliere, cantante ed attore, autore di testi per Fabrizio De André ed Enzo Jannacci [Eccolo! È lui!]
  • Franco Franchi - politico italiano (1928-2004)
  • Franco Franchi - (1926-2002), medico endocrinologo, professore universitario e Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli Alam dal 1995 alla sua morte.
Oggi di lui non si ricorda quasi più nessuno, ma è autore di una prestazione di cui pochi si possono vantare: ha scritto un testo per Fabrizio de Andrè! (E fu la notte, lato B del primo 45 giri inciso dal mitico cantautore genovese).
Franco Franchi ha aggiunto le parole a un brano strumentale che tutti i balerini (ballerini frequentatori di balere) conoscono: la celeberrima Mazurka variata, composta dal violinista ambulante nato cieco Augusto Migliavacca (Parma, 1838 – ivi, 1901), cavallo di battaglia di ogni fisarmonicista che si rispetti.
È un esempio di virtuosismo strumentale che Franco Franchi trasforma in virtuosismo verbale, virtuosismo spinto al punto che, per tentare di decifrare il testo, ho dovuto ricorrere a un programma che rallenta i brani musicali, mantenendo però le frequenze originali. Decifrazione che non ha dato risultati completamente soddisfacenti, tuttavia, a causa della qualità scadente dell’unica registrazione disponibile su internet (fatta su uno di quei registratori Geloso che la mia generazione ricorda bene: io ci ascoltavo, grazie a un amico, le canzoni del Festival di Sanremo che i miei genitori non mi lasciavano vedere in diretta perché, dopo Carosello, si andava tassativamente a letto). Il risultato delle miei fatiche – con qualche lacuna e diversi dubbi – è quello che avete trovato in testa a questo post. C’è qualcuno fra di voi, con l’orecchio più fine del mio, che mi può aiutare a correggere e completare il testo? Mandatemi i vostri suggerimenti.
Alla vertigine delle note turbinose corrisponde la vertigine del testo, un nonsense che diventa tanto più assurdo quanto la musica si fa più veloce:
– le parti più lente contengono lacerti di frasi dotate di significato, incontrovertibili anche se ovvie, legate però fra loro da nessi logici assurdi:
Fra il lunedì e il giovedì a Mondovì c’è il martedì,
anche se poi vedremo che
l’abito a doppiopetto [mi consenta] lo porta solo chi lo vuol portar. (Mi consenta.)
– le parti più veloci, pur mantenendo la struttura di una frase, sono un’accozzaglia di parole scelte a caso:
[...] ma cuoce l’acredine un po’ peristaltica simile al ... sopra gli asparagi della salsedine che mi scompiffera.
Il significante perde il suo significato, la parola si fa mero supporto del suono, la voce perde il suo ruolo comunicativo per diventare semplice strumento musicale.
Possiamo trarre una morale da tutto questo? Certo, miei diletti: se non avete niente da dire, ditelo velocemente!


SITI INTERNET

            L’unica registrazione – restaurata – della canzone presente su Youtube.
            (Versione non restaurata: http://www.youtube.com/watch?v=lY1yJDStFHQ)

Il disco è rarissimo (non ho trovato copie in vendita su internet), ma è presente nelle raccolte della Discoteca di Stato: http://opac2.icbsa.it/vufind/Record/IT-DDS0000112168000200/Details

Il programma per rallentare brani musicali si chiama MP3 Speed: è scaricabile gratuitamente da internet ma – attenzione! – facendolo, io mi sono ritrovato il browser riconfigurato, con la pagina iniziale e il motore di ricerca cambiati; perciò preparatevi, psicologicamente e materialmente, a un paziente lavoro di restauro (internet abbonda, fortunatamente, anche di preziosi consigli per risolvere emergenze come queste).


TI È PIACIUTO?
Condividilo con gli amici usando i tasti sottostanti e soprattutto consigliandolo con Google +1 (tasto g +1). Se consigli i miei articoli con Google +1, migliori il mio posizionamento nel motore di ricerca: grazie in anticipo.

HAI QUALCHE OSSERVAZIONE DA FARE?
Un tuo commento sarà molto gradito.

martedì 10 settembre 2013

FARE UNA FILASTROCCA – 7



PICCOLA GUIDA PRAGMATICA DELLA FANTASIA
ovvero
COME SONO NATE LE MIE FILASTROCCHE

PARTIRE DA UN BRANO MUSICALE:A TAVOLA! e TELEGRAMMA DEL CAVOLO 
Stavo passeggiando e, mentalmente, canticchiavo un motivo di Händel, procedendo a forza di pàrapa pàrapa:

                   pàrapa      pàrapa      pàrapa     pàrapa      pàrapa      pàrapa       pàrapa         pap- para pa-pira pa-pà       pap- para pa-pira pa-pà 
(Georg Friedrich Händel, Sonata in fa maggiore per flauto dolce e continuo)

Pappara papira papà? Pappara → pappare! Pappare... papiri papà!


                                                                                                                                                       pap- pare pa-piri pa-pà            pap- pare pa-piri pa-pà

Pappare papiri papà! Troppo divertente: Bisognava costruirci una filastrocca. Già, ma con che storia? Chi poteva desiderare di papparsi i papiri? Beh... un tarlo, no? Un piccolo tarlo schizzinoso, che si rivolge a suo padre. La filastrocca è nata così, partendo dal finale per poi risalire all’inizio, elencando le varie essenze schifate dal piccolo insetto (tutte essenze che ho scelto, naturalmente, in modo da poter giocare con le parole).

A TAVOLA!
(IL PICCOLO TARLO SCHIZZINOSO)

Lontano è l’ontano
e lacero è l’acero,
il noce mi nuoce,
l’arancio, che rancio!,
dell’olmo son colmo
e schioppo col pioppo,
il melo non darmelo
e il pero ha un però.
Sul pino perfino
ricado supino,
nemmeno le acacie
mangiare mio piace.
Quest’è la realtà,
sol questo mi va:
Io voglio pappare papiri papà!

Stavo andando in bicicletta e mi ripetevo mentalmente lo stesso motivo di Händel; si tratta di un movimento in 12/8 che va interpretato battendo 4 e suonando le note a gruppi di 3 per ogni battito. Ogni gruppo di note suona come una parola sdrucciola di 3 sillabe. Mi è allora venuto naturale di improvvisare, nello stile dei telegrammi:
cavolo – scavolo (= lo scavo)
cavolo – lavolo... (= lo lavo)
Stava venendo fuori, più o meno, qualcosa del genere:

                  scovolo     scavolo      levolo      lavolo       cuociolo     intavolo     cavolo

Che storia si poteva imbastire su queste sdrucciole? Preso un rapido appunto e lavorandoci poi un po’ su a casa è nato il  

TELEGRAMMA DEL CAVOLO

Scovolo e scavolo,

levolo e lavolo,
cuociolo e intavolo,
offrolo all’avolo
che mandami al diavolo.
Cavolo!


A tavola!

fa parte della raccolta
IL CORVO CON LA CRA-CRAVATTA
Sarnus editore, 2012.


Telegramma del cavolo
fa parte della raccolta
FILASTROCCHE DEL MATTO MATTONE
Sarnus editore, settembre 2012.



Se l’argomento ti interessa, puoi leggere anche:

FARE UNA FILASTROCCA – 1  
FARE UNA FILASTROCCA – 3  
FARE UNA FILASTROCCA – 4  
FARE UNA FILASTROCCA – 5  
FARE UNA FILASTROCCA – 6
FARE UNA FILASTROCCA – 8
FARE UNA FILASTROCCA – 9
FARE UNA FILASTROCCA – 10

TI È PIACIUTO?
Condividilo con gli amici usando i tasti sottostanti e soprattutto consigliandolo con Google +1 (tasto g +1). Se consigli i miei articoli con Google +1, migliori il mio posizionamento nel motore di ricerca: grazie in anticipo.

HAI QUALCHE OSSERVAZIONE DA FARE?
Un tuo commento sarà molto gradito.