venerdì 6 giugno 2014

Parole misteriose: SUPERCALIFRAGILISTICHESPIRALIDOSO



SUPERCALIFRAGILISTIEXPIALDOCIUS (fai clic sul titolo per ascoltarla)

(Versione originale,
testo e musica dei fratelli Sherman,
cantano Dick Van Dyke e Julie Andrews)

(Mary Poppins)
Supercalifragilisticexpialidocious!
Even though the sound of it
Is something quite atrocious
If you say it loud enough
You’ll always sound precocious

(Tutti)
Supercalifragilisticexpialidocious!

(Mary Poppins)
Um diddle diddle um diddle ay
Um diddle diddle um diddle ay

(Coro)
Um diddle diddle um diddle ay
Um diddle diddle um diddle ay


(Bert)
Because I was afraid to speak
When I was just a lad
Me father gave me nose a tweak
And told me I was bad
But then one day I learned a word
That saved me aching nose

(Mary Poppins e Bert)
The biggest word you’ve ever heard
And this is how it goes:


(Mary Poppins e Bert)
Oh, supercalifragilisticexpialidocious!
Even though the sound of it
Is something quite atrocious
If you say it loud enough
You’ll always sound precocious
Supercalifragilisticexpialidocious!


(Mary Poppins e Bert)
Um diddle diddle um diddle ay
Um diddle diddle um diddle ay
Um diddle diddle um diddle ay
Um diddle diddle um diddle ay


(Mary Poppins)
He traveled all around the world
And everywhere he went
He’d use tis word and all would say:
“There goes a clever gent”

(Bert)
When dukes refused to pass the time of day with me
I’d say me special word
And then they’d offer a cup of tea!


(Mary Poppins e Bert)
Oh, supercalifragilisticexpialidocious!
Even though the sound of it
Is something quite atrocious
If you say it loud enough
You’ll always sound precocious
Supercalifragilisticexpialidocious!


(Mary Poppins e Bert)
Um diddle diddle um diddle ay
Um diddle diddle um diddle ay

(Mary Poppins)
So when the cat has got your tongue
There’s no need for dismay
Just summon up this word
And then you’ve got a lot to say
But better use it carefully

Or it may change your life
(Vecchietto, parlato)
For example...

(Mary Poppins, parlato)
Yes?
(Vecchietto, parlato)
One night I said it to me girl
And now me girl’s my wife!
Ow! And a lovely thing she is too


(Vecchietto, parlato)

She’s...
(Tutti)
Supercalifragilisticexpialidocious!
Supercalifragilisticexpialidocious

(Mary Poppins e Bert)
Supercalifragilisticexpialidocious
(Tutti)
Supercalifragilisticexpialidocious!



SUPERCALIFRAGILISTICHESPIRALIDOSO

(traduzione letterale)

(Mary Poppins)
Supercalifragilistichespiralidoso!
Anche se il suo suono
È piuttosto atroce
Se la dici a voce abbastanza alta
apparirai sempre [un bambino] precoce
(Tutti)
Supercalifragilistichespiralidoso!

(Bert)
Siccome avevo paura a parlare
Quando ero solo un ragazzo
Mio padre mi tirava (pizzicava) il naso
E mi diceva che ero cattivo
Ma poi un giorno ho imparato una parola
Che mi ha salvato dal dolore al naso
(Mary Poppins e Bert)
La parola più lunga che abbiate mai sentito
Ed ecco come fa:

(Mary Poppins e Bert)

Oh, supercalifragilistichespiralidoso!
Anche se il suo suono
È piuttosto atroce
Se la dici a voce abbastanza alta
Apparirai sempre [un bambino] precoce
Supercalifragilistichespiralidoso!

(Mary Poppins)
Egli viaggiò in tutto il mondo
E dovunque andasse usava questa parola
E tutti dicevano:
“Che signore in gamba!”
(Bert)
Quando i duchi si rifiutarono di passare la giornata con me

Io mi dissi la parola speciale
E allora mi offrirono una tazza di tè!

(Mary Poppins e Bert)
Oh, supercalifragilistichespiralidoso!
Anche se il suo suono
È piuttosto atroce
Se la dici a voce abbastanza alta

Apparirai sempre [un bambino] precoce
Supercalifragilistichespiralidoso!

(Mary Poppins)
Così quando il gatto ti ha portato via la lingua
Non è il caso di rimanerci male
Ricorri semplicemente a quella parola
E allora avrai un sacco di cose da dire
Ma meglio usarla con attenzione
O potrebbe cambiare la tua vita
(Vecchietto, parlato)

Per esempio...
(Mary Poppins, parlato)
Sì?(Vecchietto, parlato)
 Una notte l’ho detta alla mia ragazza
E adesso la mia ragazza è mia moglie!

(Tutti)
Lei è supercalifragilistichespiralidosa!
Supercalifragilistichespiralidoso
(Mary Poppins e Bert)
Supercalifragilistichespiralidoso
(Tutti)
Supercalifragilistichespiralidoso!


SUPERCALIFRAGILISTICHESPIRALIDOSO (fai clic sul titolo per ascoltarla)




(versione italiana,
di Pertitas – Amurri,
cantano Tina Centi e Oreste Lionello)

(Mary Poppins)
Supercalifragilistichespiralidoso
anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso
se lo dici forte avrai un successo strepitoso
(Coro)
supercalifragilistichespiralidoso.

(Mary Poppins e Coro)

Am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.
(Coro)
E am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.


(Bert)
Ricordo che a tre anni per convincermi a parlar
mio padre mi tirava il naso ed io giù a lacrimar
Finché un bel giorno dissi quel che in mente mi passò,
(Mary Poppins e Bert)
rimase così male che mai più ci riprovò!


(Mary Poppins e Bert)
Ooh! Supercalifragilistichespiralidoso
Anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso
Se lo dici forte avrai un successo strepitoso
Supercalifragilistichespiralidoso


(Tutti)
Am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.
E am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.


(Mary Poppins)
Lui gira in lungo e in largo il mondo
e sempre, ovunque va,
la sua parola magica gli dà notorietà.

(Bert)
Coi duchi e i marajà, coi mandarini e i vicerè,
mi basta appena dirla che mi invitan per il tè.


(Mary Poppins e Bert)
Ooh! Supercalifragilistichespiralidoso
Anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso
Se lo dici forte avrai un successo strepitoso
Supercalifragilistichespiralidoso


(Mary Poppins e Bert)
Am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.


(Mary Poppins, parlato)
Sai si può dire anche all’inverso: dosoraliespilistifagicalirepus,
ma sarebbe un po’ esagerato, non credi?

(Bert)
Senza dubbio!

(Mary Poppins)
Se tu non sai che dire non ti devi scoraggiar,
ti basta una parola e per un’ora puoi parlar.
Ma attento a usarla bene o la tua vita può cambiar!

(Vecchietto, parlato)
Per esempio...
(Mary Poppins, parlato)
Sì?
(Vecchietto)
L’ho detto un giorno a una ragazza e quella mi ha sposato.
Ed è veramente deliziosa!


(Tutti)
Eeeh, supercalifragilistichespiralidoso,
supercalifragilistichespiralidoso,
(Mary Poppins e Bert)
supercalifragilistichespiralidoso,

(Tutti)
supercalifragilistichespiralidoso.

 


Dick Van Dyke e Julie Andrews
mentre interpretano Supercalifragilistichespiralidoso 
(Mary Poppins, 1964, regia di Robert Stevenson)






“Supercalifragilistichespiralidoso” (in lingua originale: supercalifragilisticexpialidocious):
riuscite a immaginare Mary Poppins senza questa parola magica? Eppure nei libri di Pamela Lyndon Travers (nome d’arte di Helen Lyndon Goff – Maryborough, Queensland, Australia, 1899 – Londra, 1996), da cui gli studi di Walt Disney trassero il film Mary Poppins (1964), questa parola non compare mai. Dunque “Supercalifragilistichespiralidoso” fu un’idea degli sceneggiatori o di Robert e Richard Sherman, compositori della canzone del film che da questa parola prende il titolo?
All’epoca non tutti erano d’accordo: la Life Music, Ink. infatti intentò una causa contro Wonderland Music, che aveva pubblicato la canzone, per violazione del diritto d’autore. L’accusa sosteneva che i fratelli Sherman avevano plagiato due canzoni di Barney Young e Gloria Parker: Supercalafajalstickespialadojus (1949) e Supercalafajalstickespeealadojus (1951, incisa da Alan Holmes and his New Tones; fai clic sul titolo per ascoltarla) presentata a Disney. La richiesta di risarcimento ammontava a 12 milioni di dollari.
A prima vista tutto sembrerebbe chiaro, e la storia avrebbe potuto finire qui, con una condanna per i collaboratori degli studi Disney. Ma il tribunale assolse i fratelli Sherman: la difesa infatti produsse la testimonianza giurata di due cittadini di New York – Stanley Eichenbaum e Clara Colclaster – che affermarono che “varianti del termine erano conosciute ed erano state usate da loro molti anni prima del 1949”.
(Detto per inciso: la parola metteva in imbarazzo il giudice che, giudicandola poco adatta alla serietà di un’aula di tribunale, o molto più semplicemente per motivi di praticità, evitò sempre di nominarla, citandola sempre come “la parola”; decisione saggia che, o miei diletti, ho deciso di seguire anch’io – ma solo per il secondo motivo.)
La creazione della parola va dunque retrodatata: ma a quando? Almeno al 10 marzo 1931, quando compare nel Syracuse Daily Orange – rivista curata dagli studenti della Syracuse University – in un articolo (clic per vederlo) di Helen Herman, nella forma di supercaliflawjalisticexpialadoshus.
Helen Herman vi sostiene di aver messo insieme quell’espressione diversi anni prima: un’espressione che, a suo parere, “include tutte le parole che fanno parte in qualche modo della categoria del meraviglioso”.
Se questo dimostra indiscutibilmente l’esistenza della parola già nel 1931, è altrettanto indiscutibile l’autocertificazione di Helen Herman? Certamente no, e infatti qualcuno dissente; ma – ahimè – non si può certo dire super partes: Barney Young sostiene infatti di aver coniato la parola nel 1921, quando era bambino nel Massachusetts. Meno ambiziosamente i fratelli Sherman dichiarano: “Quando eravamo ragazzini alla metà degli anni ‘30, andammo a un campo estivo sui Monti Adirondack, dove venimmo a conoscenza di una parola lunghissima che era stata trasmessa in parecchie variazioni attraverso numerose generazione di bambini. La parola era stata coniata per la prima volta nel 1918, ed era considerata ancora più lunga e difficile da pronunciare di antidisestablishmentarianism... [una delle parole più lunghe della lingua inglese, n.d.r.] La parola come noi la sentimmo per la prima volta era super-cadja-flawjalistic-espealedojus. (Robert B. Sherman e Richard M. Sherman, Walt’s Time: From Before to Beyond)
Fu dunque un anonimo ragazzino a inventare la parola? Ma benedetto ragazzo, perché non ti sei fatto vivo? Erano in palio 12 milioni di dollari!

Appendice
IL SIGNIFICATO
(Materia tecnica: astenersi perditempo)

La versione inglese di Wikipedia interpreta così la parola:
The roots of the word have been defined [by Richard Lederer in his book Crazy English] as follows: super- “above”, cali- “beauty”, fragilistic- “delicate”, expiali- “to atone”, and -docious “educable”, with the sum of these parts signifying roughly “Atoning for educability through delicate beauty.”
Wikipedia italiana traduce così:
Ecco la composizione: Super (sopra) - cali (bellezza) - fragilistic (delicato) - expiali (fare ammenda) - docious (istruibile). Quindi il significato delle sue parti sarebbe “fare ammenda per la possibilità di insegnare attraverso la delicata bellezza”.

Ora, basta confrontare la parola con le sue versioni precedenti per rendersi conto che si tratta di un’etimologia che ha la stessa serietà della parola a cui si applica: nessuna. Infatti, per es., il significato di “delicato” si può giudicare applicabile a fragilistic, ma non certo a fajalstick o a flawjalistic. Particolarmente futile appare l’interpretazione di docious = educabile, istruibile: viene fatta derivare dal latino docere = insegnare.
La realtà è molto probabilmente più banale: la parola è un nonsense. Ma un nonsense non è un semplice farfugliamento: ha degli elementi di riconoscibilità che lo rendono una parola che, pur essendo incomprensibile, ha una sua plausibilità. In questo caso, quali sono gli elementi? Se scomponiamo la parola in due tronconi, tutto diventa chiaro:
supercalifragilistic = prefisso super, che ci introduce a qualcosa di speciale; suffisso –istic (italiano: -istico), che lo qualifica come aggettivo;
expialidocious = terminazione in –ocious (italiano: -oce), tipica di aggettivi come “atroce” e “precoce”. (In questo caso la versione italiana col suffisso -oso è ancora più efficace di quella originale.)
Supercalifragilisticexpialidocious ci suggerisce dunque come qualcosa di non ben definito, ma senza dubbio speciale, anzi molto speciale, visto che per “definirlo” ha bisogno di due aggettivi, anzi: di un aggettivo siamese!

 

SITI INTERNET:
Fonti consultate, dove potete approfondire l’argomento:

http://www.straightdope.com/columns/read/2025/is-supercalifragilisticexpialidocious-a-real-word-referring-to-irish-hookers Pagina di THE STRAIGHT DOPE – Fighting Ignorance Since 1973 (It’s taking longer than we thougt) (in inglese).

http://www.visualthesaurus.com/cm/wordroutes/tracking-down-the-roots-of-a-super-word/ http://www.vocabulary.com/articles/wordroutes/tracking-down-the-roots-of-a-super-word/ Articolo di Ben Zimmer (con un errore di stampa: scrive Supercalafajalstickespialadojus anziché Supercalafajalstickespeealadojus anche per la canzone del 1951).

http://www.stupidquestionsanswered.com/answered/Supercalafajalistickespeealadojus.htm Cronologia sintetica della vicenda giudiziaria.

http://languagemagazine.com/?page_id=3064 
Pagina di LANGUAGE MAGAZINE con un articolo di Richard Lederer sulle parole inglesi particolarmente lunghe, con l’“etimologia” di supercalifragilisticexpialidocious.

 

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mercoledì 7 maggio 2014

FARE UNA FILASTROCCA – 9

PICCOLA GUIDA PRAGMATICA DELLA FANTASIA 
ovvero
COME SONO NATE LE MIE FILASTROCCHE


USARE I FALSI ACCRESCITIVI, ECC.
FILASTROCCA DEL MATTO MATTONE 


Si tratta di:
1 – trovare due parole di cui una costituisca il falso accrescitivo, diminutivo, vezzeggiativo o peggiorativo dell’altra;
2 – escogitare una storia che crei un legame, inaspettato ma logico, fra le due parole.
Un esempio:

FILASTROCCA DEL MATTO MATTONE
 

Se il tuo mulo lì è rimasto,
non intende più ragione,
per trainar non basta il basto:
qui ci vuole un bel bastone.
 

Se la rapa poco costa
non è cara, ma è carina;
ma se il prezzo è una batosta
si riduce a una rapina.
 

Tanti botti insieme abbino,
ma vien solo confusione,
ed invece del bottino
mi rimane un sol bottone.
 

La mia gatta è tutta matta,
ma è un po’ meno birichina
quando, stando quatta quatta,
fa le fusa, la mattina.
 

Mentre fai la colazione
troppo sonno hai la mattina:
cerchi il latte, pasticcione,
ma non sta nella lattina!

E se bere vuoi del vino
stai attento, sventatello,
per trovarlo cerca il tino,
che non sta dentro al tinello!
 

Se non amano il tuo canto
non ti devi fare un cruccio,
perché intinto nel vinsanto
consolarti può un cantuccio.
 

C’è una foca assai viziosa,
non c’è niente che le piaccia;
gode sol per una cosa:
stare insieme a una focaccia.
 

Una mina è cosa brutta,
è una cosa che mi agghiaccia:
se vogliamo dirla tutta,
più che altro è una minaccia.
 

Sebastiano è proprio matto,
certo un gran simpaticone;
ma se esagera ecco fatto
che diventa un gran mattone.

            (Per fermare il pazzerello
            ci vorrebbe un matterello.)

Filastrocca del matto mattone
fa parte della raccolta
FILASTROCCHE DEL MATTO MATTONE 
Sarnus editore, 2012.


Se l’argomento ti interessa, puoi leggere anche: 

FARE UNA FILASTROCCA – 1
FARE UNA FILASTROCCA – 2
FARE UNA FILASTROCCA – 3
FARE UNA FILASTROCCA – 4
FARE UNA FILASTROCCA – 5
FARE UNA FILASTROCCA – 6
FARE UNA FILASTROCCA – 7
FARE UNA FILASTROCCA – 8
FARE UNA FILASTROCCA – 10
FARE UNA FILASTROCCA – 12 
FARE UNA FILASTROCCA – 13

 
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martedì 8 aprile 2014

Parole misteriose: IN-A-GADDA-DA-VIDA



IRON BUTTERFLY
(copertina del long playing In-A-Gadda-da-Vida


In-A-Gadda-Da-Vida (clic per ascoltarlo) è un classico della musica rock, composto ed eseguito dagli Iron Butterfly e pubblicato nel 1968 nell’album a cui dà il titolo. Secondo una tendenza tipica dell’epoca, volta a superare la struttura classica della canzone, il brano dura 17 minuti e occupa tutta una facciata del disco. Mi impressionò molto quando lo ascoltai – erano i primi anni del liceo – e ancora adesso che i miei gusti si sono fatti più raffinati (non troppo, tranquillizzatevi) non mi dispiace riascoltarlo.

Cosa significa In-A-Gadda-Da-Vida? La locuzione evoca civiltà perdute, religioni antichissime, miti primordiali, formule magiche... In realtà la sua origine è molto più terra terra: si tratta semplicemente della corruzione di In the Garden of Eden (= Nel Giardino dell’Eden); ma su come questo sia avvenuto abbiamo più versioni.
– Versione ufficiosa: la versione che viene di solito riportata sostiene che a un certo punto, durante le sedute di prova e di registrazione del pezzo, il cantante Doug Indle, ubriaco, farfugliò le parole con cui la canzone iniziava, dando così origine al titolo definitivo.
– Versione ufficiale 1 (dalle note del CD The best of): il batterista Ron Bushy, che stava ascoltando il pezzo con le cuffie, non intese bene il titolo che Doug Idle gli dettava.
– Versione ufficale 2 (dalle note dell’album ripubblicato, 1995): Doug Idle, ubriaco o drogato – o tutti e due – biascicò il titolo a Ron Bushy, che lo trascrisse come lo intese.
A questo punto, a proposito delle versioni ufficiali, avrei alcune domande da fare ai signori Iron Butterfly:
– Ron, il tuo amico ti sta dettando un titolo e tu non ti levi le cuffie? –
– Ron, il tuo amico sta farfugliando e tu non gli chiedi di ripetere? Non potevi chiedergli di fare lo spelling? –
– Ron, come hai fatto a equivocare sul titolo? Non lo avevi sentito cantare fino alla noia durante le prove? –
– Doug, perché hai dettato il titolo a Ron? Non sai scrivere? –
Insomma: se Ron non era ancora più “fatto” di Doug, la versione più probabile appare quella ufficiosa: un incidente di percorso, un errore creativo che trasformò una frase normale in fonemi misteriosi ed evocativi (anche grazie a quel vida, che in spagnolo significa “vita”).

Possiamo trovare una morale in tutto ciò? Non una, ma due:
1 – lasciare la briglia sciolta alla propria lingua è una buona tecnica creativa; ma non occorre ubriacarsi e – ricordatelo – gli esperimenti è meglio farli da soli, nel segreto della propria cameretta;
2 – se non capite un americano quando parla, non mortificatevi: qualche volta succede anche a loro.

SITI INTERNET:
Fonte consultata, dove potete approfondire l’argomento:
Pagina di Wikipedia su In-A-Gadda-Da-Vida (in inglese).

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giovedì 20 marzo 2014

Canzoni proibite: ENZO JANNACCI, COCHI E RENATO, ovvero HO SOFFRITO PER TE


AVVERTENZA:
Il testo che si presenta, per i suoi contenuti, potrebbe causare insicurezza e turbamento in menti giovani e non ancora formate. Se ne consiglia pertanto la lettura solo a un pubblico adulto e che abbia adempiuto l’obbligo di istruzione.

 

HO SOFFRITO PER TE (1966) (clic per ascoltare la canzone)
(Jannacci, Ponzoni, Pozzetto, Marchesi)
cantano: Cochi e Renato)
(versione originale)

T’ho vista che era sera
davanti a un cinemà:
sembravi proprio vera,
son stato lì a guardar.

T’ho scritto un bigliettino

per dirti del mio amor:
risposta mai non giunse,

capir non so il perché.

Ho soffrito perché

non s’è capito niente.
(Niente)
Ho soffrito perché
adesso un’altra c’è,
adesso un’altra c’è.

T’ho vista un’altra sera:
correvi dietro a un tram,
(28)
correvi troppo forte,

son stato lì a guardar.
 

Ho chiesto a mio cugino
(Aristide)
di scriverti per me:
risposta mai non giunse,
qualche difficoltà.

Ho soffrito perché

non s’è capito niente,
(Niente)
ho soffrito perché
adesso un’altra c’è,
adesso un’altra c’è

Ho soffrito per te,
ma ti perdonerebbi;
ho soffrito per te
che ti hai prenduto me,
che ti hai prenduto me.

Ho soffrito tanto,
ho soffrito moltissimo che non mi ricordo neanche più.
Non farmi più soffriggere.

 

HO SOFFRITO PER TE (clic per vedere l’esibizione televisiva)
(cantano: Cochi e Renato)
(versione tv: Quelli della domenica, 1968)

Non s’è capito niente,

(Proprio niente!)
un tragico equilibrio
(Bilico!)
Ma se tu avrebbi avuto
(Sì...)
un po’ di fede in me
(stesso!)
tu mi comprenderesti
(Sì...)
tu mi comprenderesti
(E allora?)
e allora si salvasse
l’amore mio per te

Ho soffrito perché

non s’è capito niente,
(Niente)
ho soffrito perché
adesso un altra c’è,
adesso un’altra c’è.

Ma se vorrebbi avermi

ancor come una volta,
(Hully gully)
dille che più non venghi
(Hully gully)
e che magari pianghi
(Hully gully)

Dille che se ne vadi,

(Vadi via!)
dille che vadi via,
(Hully gully)
che favi una pazzia
(Hully gully)
e che non venghi più.

Ho soffrito perché

non s’è capito niente,
(Niente)
ho soffrito perché
adesso un altra c’è,
adesso un’altra c’è.

Ho soffrito per te,
ma ti perdonerebbi,
ho soffrito per te
che ti hai prenduto me,
che ti hai prenduto me.

Ho soffrito tanto che non mi ricordo neanche più:
non farmi più soffriggere!





VINCENZO detto ENZO JANNACCI
 Milano, 1935 – ivi, 2013)
fra
AURELIO (detto COCHI) PONZONI
(1941)
(alla sua destra) e
RENATO POZZETTO
(1940)
(alla sua sinistra)


Frequentavo la seconda media quando la RAI – era il pomeriggio di domenica 21 gennaio 1968 – trasmise la prima puntata di Quelli della domenica: uno strano programma, che sovvertiva le regole dell’intrattenimento televisivo. Era condotto da un presentatore sempre imbronciato, che trattava male il pubblico e raccontava strane storie di disavventure impiegatizie; vi partecipavano due ragazzotti che proponevano scenette dal vago sapore surreale e canzoni nonsense. Non mi facevano proprio ridere.
Mi divertivano solo Ric e Gian: una coppia collaudata di comici che proponeva sketch tradizionali. Mi ci son volute diverse puntate per abituarmi e cominciare ad apprezzare quella nuova comicità: non si può dire certo che si sia trattato di amore a prima vista (e nemmeno a seconda e a terza): ma è un amore che dura ancora.
Il presentatore si chiamava Paolo Villaggio, i ragazzotti Cochi e Renato: era la prima volta che comparivano in televisione. Provenivano – ma questo l’ho scoperto solo molti anni dopo – dal Derby Club: un locale fondato a Milano da Gianni e Angela Bongiovanni, nato come ristorante (Gi-Go, 1959) per poi trasformarsi in un locale di musica e cabaret (chiamandosi inizialmente Intra’s Derby Club, 1962, dal nome del jazzista Enrico Intra e per la vicinanza all’ippodromo di San Siro). Avrebbe chiuso nel 1985, passando idealmente il testimone allo Zelig (aperto subito dopo, il 12 maggio 1986). Il Derby fu la palestra di tanti comici e cantautori italiani (per maggiori informazioni, fai clic qui).

Ma torniamo alla trasmissione: alla composizione delle canzoni di Cochi e Renato collaborava Enzo Jannacci – ma nemmeno quello sapevo allora –.
Fu così anche per Ho soffrito per te: una canzone che contestava anarchicamente la grammatica, e il cui testo fu poi riscritto, diventando ancora più nonsense e più sgrammaticato (è quest’ultimo quello utilizzato in Quelli della domenica). 
Gli errori, che riguardano la coniugazione dei verbi, nella prima versione non sono molti:
– un condizionale: (io) ti perdonerebbi anziché “ti perdonerei”, per analogia con “(egli) ti perdonerebbe”;
– due participi passati: “soffrire→soffrito” anziché “sofferto” (per analogia con “capire→capito”), “prendere→prenduto” anziché “preso” (per analogia con “vendere→venduto”).
Ma la chicca sta nel parlato finale, dove da un errore di primo grado ne nasce uno di secondo grado: se “soffrire” genera “soffrito”, con processo inverso “soffrit(t)o” viene fatto risalire a un originario “soffriggere”!
Nella versione televisiva gli errori sono molti di più; si aggiungono:
– inversioni congiuntivo condizionale, che per soprammercato vengono coniugati in modo scorretto: “e allora si salvasse”, “Ma se vorrebbi avermi”;
– ma soprattutto i congiuntivi sbagliati che stavano, per opera di Paolo Villaggio, diventando il marchio di fabbrica linguistico del mondo aziendale di Fantozzi: “venghi”, “pianghi”, “vadi” (a cui si aggiunge il più esotico “che favi una pazzia”).
La fantasia aveva già preso il potere ed era vietato vietare: non era ancora maggio, si era solo in gennaio, ma il mitico ’68 era già cominciato. E io, ahimè, non me ne ero accorto. 

LETTURE CONSIGLIATE
Cochi e Renato, Due brave persone, Milano, Rizzoli, 1975 (BUR: 1983).
Fuori commerico, è reperibile sul mercato antiquario (eBay, Maremagnum, Amazon, ecc.). 


SITI INTERNET:
Fonti consultate, dove potete approfondire l’argomento:
http://it.wikipedia.org/wiki/Cochi_e_Renato 
Pagina di Wikipedia su Cochi e Renato.
http://it.wikipedia.org/wiki/Derby_Club 
Pagina di Wikipedia sul Derby Club.

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sabato 1 marzo 2014

LEWIS CARROLL ovvero SE TU GIOCHI AL “JABBERWOCKY”

JABBERWOCKY

’Twas brillig, and the slithy toves

Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.

(Lewis Carroll, Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, 1871)

Clicca qui per ascoltare una versione completa recitata, con testo.
Clicca qui per ascoltare una versione completa cantata.




LEWIS CARROLL
(CHARLES LUTWIDGE DODGSON)
(Cheshire, GB, 27 gennaio 1832 – Guildford, GB, 14 gennaio 1898)

 
Jabberwocky è una ballata che compare nel capitolo I di Through the Looking-Glass, and what Alice found there, 1871 (Attraverso lo specchio, e ciò che Alice vi trovò). È un testo tipico e allo stesso tempo unico nella produzione di Lewis Carroll:
– unico perché è il solo testo di Carroll che contenga parole inventate;
– tipico perché è una parodia (anche se, in questo caso, priva di riferimenti a un testo preciso), tecnica che Carroll applica costantemente nei suoi libri (per questo motivo una comprensione adeguata dei testi carrolliani, ricchi di riferimenti a testi del luogo e dell’epoca, richiede, anche per un lettore madrelingua, un apparato di note che non ha nulla da invidiare a quelli della nostra Divina Commedia). Il titolo Jabberwocky è forma avverbiale di Jabberwock: un essere mostruoso che viene sconfitto dall’eroe della ballata.
La quartina qui pubblicata rappresenta l’incipit dell’opera, ma anche il suo explicit. Serve a incorniciare le quartine intermedie, che narrano la storia vera e propria e sono meno ricche di neologismi. In realtà questa quartina era stata scritta molti anni prima delle altre, per un giornalino autoprodotto (Mischmasch, 1855) che il giovane Dodgson (23 anni) scriveva per divertire i suoi numerosi fratelli. Si intitolava Stanza of Anglo-Saxon Poetry (Strofa di una Poesia Anglosassone) e appariva così:



I caratteri pseudorunici e lo “Ye” (grafia arcaica del the) chiariscono l’intento: si tratta di uno scimmiottamento scherzoso dei testi antichi. A questo scopo Dodgson – che sarebbe diventato Carroll solo in occasione della pubblicazione di Alice’s Adventures in Wonderland (Alice nel paese delle meraviglie), 1865 – dà un “colore” arcaico alle parole usando forme e gruppi consonantici propri dell’inglese antico. Esempi:
Brillig: -ig è un suffisso aggettivale tipico dell’inglese antico, ma non dell’inglese moderno; Outgrabe: past tense (tempo passato) di outgribe; ma nell’inglese moderno è anomalo (lo troviamo solo in lie); l’accento sul prefisso dei verbi composti era in via di estinzione nel XIX secolo;
Did gyre: do in proposizioni affermative era pressoché estinto in prosa e probabilmente appariva arcaico in poesia.

It seems very pretty, but it’s rather hard to understand!” (“Sembra molto carino, ma è piuttosto difficile da capire!”) commenta Alice. In effetti il testo ha una struttura chiara, perché i termini grammaticali sono conservati, mentre quelli lessicali – benché inventati e dal significato sconosciuto – sono riconoscibili, in base alla posizione e alla terminazione, come aggettivi, sostantivi o verbi.

Un primo tentativo di traduzione suonerebbe così:

Era brillig, e gli slithy [agg.] toves [sost. plur.]
gyravano e gimblavano nello wabe;
tutti mimsy [agg.] erano i borogoves [sost. plur.],
e i mome [agg.] raths [sost. plur.] outgrabavano.

Ma cosa significano – se un significato ce l’hanno – queste parole misteriose?
Una prima spiegazione viene data dal giovane Dodgson nello stesso Mischmasch; una seconda spiegazione viene messa in bocca da Carroll, nel capitolo VI, a un personaggio del romanzo, Humpty Dumpty; infine, alcuni termini risultano esistenti – fa notare Martin Gardner nella suo monumentale e giustamente celebrato The annotated Alice - The Definitive Edition – ma ad essi l’autore dà quasi sempre un significato diverso.

BRILLIG
Dodgson – (Da to BRYL o BROIL): l’ora di arrostire la cena, cioè la fine del pomeriggio. Carroll – L’ora in cui si comincia il BROILING [cottura a fuoco vivo] del cibo per la cena.

SLITHY
Dodgson – Da SLIMY [fangoso; viscido; ripugnante] + LITHE [flessuoso; agile; snello]): liscio e attivo.
CarrollLITHE [flessuoso; agile; snello] + SLIMY [fangoso; viscido; ripugnante]; LITHE è lo stesso di ACTIVE [attivo; sveglio].
Gardner – Variante di SLEATHY, obsoleto: trasandato (Oxford English Dictionary).

TOVES
Dodgson – Specie di tassi, dal pelo bianco e liscio, lunghe zampe posteriori e corna corte come un cervo [?!]; si nutrivano principalmente di formaggio.
Carroll – Assomigliano ai tassi, alle lucertole e ai cavatappi; fanno la tana sotto le meridiane e si cibano di formaggio.

To GYRE
Dodgson – Da GYAOUR o GIAOUR, cane: grattare come un cane.
Carroll – Girare come un GYROSCOPE [giroscopio].
Gardner – Girare, turbinare (l’Oxford English Dictionary la data intorno al 1420).

To GIMBLE
Dodgson – (Da cui GIMBLET [succhiello]): fare buchi su quasiasi cosa.
Carroll – Fare buchi come un GIMLET [succhiello].
Gardner – Variante di GIMBAL: anello montato su un perno, usato, per es., per sospendere la bussola della nave (Oxford English Dictionary).

THE WABE
Dodgson – (Da to SWAB [pulire con lo strofinaccio] o SOAK [inzuppare]), il lato della collina (perché è inzuppata dalla pioggia).
Carroll – Tratto di terreno erboso sotto la meridiana. Si chiama WABE perché si estende per una long WAY BEfore it [lungo tratto davanti ad essa], una long WAY BEhind it [lungo tratto dietro ad essa], e una long WAY BEyond it [lungo tratto oltre ad essa].

MIMSY
Dodgson – (Da MIMSERABLE e MISERABLE [misero; fastidioso]): infelice.
CarrollFLIMSY [fragile; inconsistente] + MISERABLE [misero; fastidioso].
GardnerMIMSEY: affettato, bigotto (Oxford English Dictionary).

BOROGOVE
Dodgson – Specie estinta di pappagalli. Privi di ali, col becco in su, fanno i nidi sulle meridiane; si nutrivano di vitelli.
Carroll – Uccello dall’aspetto malconcio con le penne irte, una specie di scopa lavapavimenti vivente.

MOME
Dodgson – (Da cui SOLEMOME, SOLEMONE, e SOLEMN [solenne]): grave.
Carroll – Forse è un’abbreviazione di FROM HOME [da casa], cioè che hanno perso la strada.
Gardner – Raro: madre, zuccone, critico incontentabile, buffone; ma nell’antico irlandese: recinto difensivo in mattoni cotti.

RATH
Dodgson – Specie di tartaruga terrestre. Capo eretto, bocca come da pescecane, zampe anteriori curvate all’infuori per cui camminava sulle ginocchia; corpo liscio e verde; si nutriva di rondini e ostriche.
Carroll – Specie di maiale verde.

OUTGRABE
Dodgson – Passato di to OUTGRIBE (legato all’antico GRIKE or SHRIKE, da cui derivano SHRIEK [grido, strillo] e CREAK [cigolio; scricchiolio]): squittì [o: guaì; pigolò, cigolò].
Carroll – Da OUTGRABING: sta fra il BELLOWING [che muggisce, o barrisce, o urla] e lo WHISTLING [che fischia], con una specie di SNEEZE [starnuto] nel mezzo.

Dunque i procedimenti usati da Carroll per ottenere le parole del suo nonsense sono tre:
– neologismi, ai quali dare significati arbitrari, per es: BOROGOVE;
– parole-valigia o parole-baule (portemanteau words), per es.: SLIMY + LITHE = SLITHY;
– parole esistenti, alle quali applicare una falsa etimologia, per es. l’autentico MOME, da cui sarebbero nati, in successione, gli improbabili SOLEMOME e SOLEMONE seguiti dall’autentico SOLEMN.
Il fatto notevole è che il risultato può essere sottoposto a reinterpretazione, come in effetti Carroll fece:
– l’interpretazione dei neologismi, essendo arbitraria, può essere ovviamente cambiata a piacere, per es. RATH si trasforma da “tartaruga che cammina inginocchiata” a “maiale verde”;
– è possibile però anche, con un po’ di fantasia e un po’ di fortuna, far passare un parola, autentica o inventata, per una parola-valigia; per es. far derivare MOME non da SOLEMOME, ma da (forse) FROM + HOME.
– è possibile ancora, sempre col soccorso della fantasia e della fortuna, cambiare la falsa etimologia di una parola inventata, per es.: WABE, fatta derivare prima da SWAB o SOAK, poi da LONG WAY BE-.
Ora, è estremamente probabile che Dodgson abbia creato i neologismi prima di stabilire il loro significato, e che poi si sia divertito a dare loro i significati più peregrini. Ma il fatto che anche una parola-valigia possa supportare una seconda interpretazione, fatta a posteriori, insinua il sospetto – anzi, qualcosa di più di un sospetto: una quasi certezza – che anche la prima interpretazione sia avvenuta a posteriori: si tratterebbe dunque di false parole-valigia. Lo stesso discorso vale, naturalmente, per le false etimologie. Jabberwocky può essere visto allora come un esempio estremo del processo creativo, che è tutt’altro che deduttivo e lineare, ma complesso e basato su salti logici e razionalizzazioni a posteriori.

Ma torniamo alla quartina, che adesso può essere “decifrata”:
– Dodgson: “Era sera, e i lisci, laboriosi tassi grattavano e aprivano fori nel lato del colle; tutti infelici erano i pappagalli; le gravi tartarughe squittivano.” (Charles Lutwidge Dodgson, trad. Masolino D’Amico)
– Carroll: Era sera, e i lisci, laboriosi tassi-lucertola-cavatappo giravano e aprivano fori nel prato sotto la meridiana; tutti infelici e fragili erano gli uccelli dalle penne irte; gli sperduti maiali verdi emettevano il loro muggito fischiato interrotto da uno starnuto.

E Jabberwock, che significa? Lo spiega lo stesso Carroll, in una lettera a una classe femminile che gli chiedeva di poter usare questo nome per il suo giornalino:
jabber = discussione eccitata e volubile + wocer o wocor (rampollo, frutto) =
= jabberwock (conseguenza di grande ed eccitata discussione). (Io però wocer e wocor sul mio dizionario non li ho trovati: altro scherzo di Carroll?)

Oltre a mettersi le mani nei capelli, che cosa può fare il malcapitato traduttore che incappa in un simile testo? Lo vedremo in un prossimo post. A presto, miei diletti.


La seconda parte di questo post si trova qui (clic). 


LETTURE CONSIGLIATE

– Carroll, Lewis, Alice nel paese delle meraviglieAttraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò, Milano, Bur extra Rizzoli, 2010.
Versione italiana, a cura di Masolino D’Amico, dell’imperdibile edizione annotata di Martin Gardner.

SITI INTERNET

Per approfondire gli aspetti linguistici:
– Lucas, Peter J., From Jabberwocky back to Old English: Nonsense, Anglo-Saxon and Oxford, in Language History and Linguistic Modelling – A Festschrift for Jacek Fisiak on his 60th Birthday – Volume I, a cura di Raymond Hickey e Stanisław Puppel, Berlino, Mouton De Gruyter, 1997.
Un estratto si trova a questo indirizzo internet:
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